"Andrò laggiù dove pieni di linfa, uomini e piante,
si struggono lungamente negli ardori dei climi;
portatemi là, forti trecce, siate la mia onda possente!
Mare d’ebano, tu contieni un sogno abbagliante
di vele e remi, di pennoni e fiamme"
ED OGGI
ADDIO ISOLA

Non c'è tempo per valutare considerare nè per sentire
Mi impacchetto in pochi giorni e faccio ritorno
nella città che mi ha accolto nell'aurora della giovinezza
e che oggi mi vede donna
Vi saranno i giorni del ricordo e quelli dell'attesa
Oggi stanchezza, tanta, stordimento, e necessaria operosità

Vida mía
1933
Música: Osvaldo Fresedo
Letra: Emilio Fresedo
Siempre igual es el camino
que ilumina y dora el sol...
Si parece que el destino
más lo alarga
para mi dolor.
Y este verde suelo,
donde crece el cardo,
lejos toca el cielo
cerca de mi amor...
Y de cuando en cuando un nido
para que lo envidie yo.
Sempre uguale è il cammino
che illumina e dora il sole...
E sembra che il destino
più lo allunga
per il mio dolore.
E questo verde suolo,
dove cresce il cardo,
lontano tocca il cielo
vicino al mio amore...
E ogni tanto un nido
affinché io lo invidi.
Vida mía, lejos más te quiero.
Vida mía, piensa en mi regreso,
Sé que el oro
no tendrá tus besos
Y es por eso que te quiero más.
Vida mía,
hasta apuro el aliento
acercando el momento
de acariciar felicidad.
Sos mi vida
y quisiera llevarte
a mi lado prendida
y así ahogar mi soledad.
Vita mia, lontano più ti amo.
Vita mia, pensa al mio ritorno,
So che guadagnare
non mi darà i tuoi baci.
Ed è per questo che ti amo di più.
Vita mia,
perfino purifico l'alito
avvicinando il momento
di accarezzare felicità.
Sei la mia vita
e vorrei portarti
attaccata al mio fianco
e così affogare la mia solitudine.
Ya parece que la huella
va perdiendo su color
y saliendo las estrellas
dan al cielo
todo su esplendor.
Y de poco a poco
luces que titilan
dan severo tono
mientras huye el sol.
De esas luces que yo veo
ella una la encendió.
Già sembra che la traccia
va perdendo il suo colore
e uscendo le stelle
danno al cielo
tutto il suo splendore.
E a poco a poco
luci che titillano
danno un tono severo
mentre fugge il sole.
Di queste luci che io vedo
lei ne accese una.

.
La strada per imparare ad amarsi è costellata di pietre aguzze e dissuasori e aiuole di sosta che sembrano oasi ma sono illusioni di riposo
Fra le tappe che faticosamente affronto con lo zaino stracolmo di occasioni perse ed i piedi stanchi per aver appena terminato corse non mie come prestanome, ce ne è una che sembra insormontabile
La preparazione di una cena per me, solo per me, con tutti i requisiti per cui si possa definire tale
Tovaglia dignitosa Portate cucinande Stoviglie e bevande
Uscita dall’automatismo della preoccupazione casalinga del tardo pomeriggio sul menu serale, “Santo cielo, questa sera che cucino?” lontana dal carrello con fidanzato a rimorchio del fine settimana, salva dalla promessa imprudente da primo mesiversario del dolcetto domenicale, mi appresto a considerare plausibile l’eventualità di cucinare almeno una volta per la donna della mia vita.
La lotta è all’ultimo sangue: propositi salutisti si alternano a pulsioni goderecce, tutti concordi nello spingermi verso l’accendigas che io schivo magistralmente aprendo il frigo…collocato due metri prima.
“Devi pensare un po’ a te” apro le ante della credenza cercando ingredienti che creino sapore se combinati, non soluzioni di comodo monotematiche. Fantasia e passione proverbiali ingozzate da anni di gratificazione non rispondono all’appello e sonnecchiano di fronte alla casa muta di ospiti.
La cultura, l’abitudine e una natura che è destino mi ricordano che per me cucinare è arte da condividere, lo stesso piatto servito a chi amo quando cucinato per me perde di valore e sapore, la tavola imbandita vista con occhi solitari diviene ridicola, la bottiglia di vino diviene spreco e condanna allo scialimento, i due unici piatti da lavare nel lavabo sono un’offesa per guanti e grembiule, l’Arrabbiata delle due di notte alle otto di sera diviene una distrazione dal telegiornale, la sedia ed il tavolo sono uno strazio per il fisico che potrebbe accasciarsi sul divano.
Il percorso di riappropriazione passa attraverso prove apparentemente inconsuete e banali, che invece richiedono impegno e devozione, chè anche questa è cura di me, e impongono tempi e metodo, gustare e non divorare, preparare accuratamente e non scartare.
Dovrà arrivare il giorno in cui mi rivedrò Narcisa in uno specchio di brodo vegetale fumante che avrò massaggiato con oli profumati
E dovrà venire a breve il momento in cui con soddisfazione mi cullerò in un’amaca di bucatini all’amatriciana scostando riccioli di ventricina alla brezza di un pecorino di stagione…sfiorando con i piedi dondolanti una risacca vogliosa di Nero D’Avola!
DEI DUE CUORI e UNA CAPANNA CON PISCINA

Perchè i luoghi comuni lustri e levigati dall'uso di anziani ed ingenui spiriti semplici non nascono se non dai cuoricini di chi li vive ed oggi siamo in due," ma è successo anche a te?" oh sì e poi a quella coppia in Alabama, e poi c'era una casetta in Canada ed anche la Casa nella Prateria, e quella famiglia di cinesi che sembrano in tre ma sono in 18 ed i miei zii tanto semplici ma così felici con le loro poche cose e le loro gite low cost domenicali a panini e porchetta.
E signori non è a la page l'apostolato della baracca stracolma d'amore di praline di dolcezze e perfino il mio cubanito salsero che saltella in battute di prima sui valori e le convenzioni convinzioni irridendo alla società occidentale sa che il soldo la pecunia gli argent oleano i meccanismi e cuciono di morbido teflon gli strappi dei ventricoli. Vado dal gioielliere a riscattare un mese di fedeltà, ritornando mi fermo un attimo da Hermes giusto per garantirmi due notti di otto volante. Quel viaggetto in Costa Rica è proprio meritato, un BOT semetrale di comprensione e laissez-faire ma se salta la settimana bianca sarà d'uopo sostiture l'etichetta di plexiglass sul citofono con Roses..oh sì tesorino mio maritino viita.
Ma la bisnonna Bouche raggrinzita e sorniona scandirà davanti a lingue di fuoco campagnole passando il palmo su morbida ciniglia frammista a capelli sottili di nipote e peli di gatto persiano le memoria del suo cuore..del suo - di lui - cuore e della capanna e ammonirà dal fascino mefistofelico dell'arjant che salda le crepe dei ventricoli.
La bisnonna Bouche con l'artrite per la gioventù dissoluta ed incosciente ripescherà le ore più serene in una sola stanza con travi basse nel vicolo fiorentino dominato da Regine di lacca e paillettes, travi basse quanto la fronte del suo amore, con acqua fredda e bombola per il gas, un divano che è un piccolo letto per due cuori troppo ingombranti con i piedi di fuori e scatole e valigie ed amici guardaroba e parenti portafogli sempre troppo sgonfi e lontani. Uno scrigno di sana povertà che brillava di una felicità da silenzio cupo nel racconto, un buco di parole inadeguate alle passeggiate notturne in centro ed alla vita sotto il termosifone di piumino d'oca arancio.
La bisnonna Bouche che ha amato il bello e prezioso perchè il bello è bello dovrà pur dire che ha subito il ricatto del riscatto..che il suo Amore ha visto appoggiata ad un muro di potere sociale e denaro una scala di pioli perfetti..e "sali amore sali che lo meriti, io ti spigno per le chiappe, sali" e si sale in due energeticamente lui avanti, lei dietro titubante, vertiginosa nella naturale ascesa e irrispettosa del segreto del salire..lei non sa non guardare indietro e vedendo giù la paura.."no, no, io scendo" ma l'Amore vuole volare sente ancora sulle chiappe il calore delle mani di lei che lo spingono e quella giovane donna vede appena il groppone chino e coordinato di lui sui pioli .... lontano ....cazzo nipotini miei avrei potuto metterci meno forza in quella spinta, o semplicemente nascondere la scala, ma aveste visto com'era bello nel suo gessato Zegna mentre prendeva i pioli e gli onori con quelle mani eleganti e quegli occhi neri pugliesi...
E quell'espressione sognante della nonna negli anni al sentire "Due cuori e una capanna" l'espressione di chi ha sgretolato il dolore nell'acqua e zucchero per digerirlo bene e di chi sa di vero e non di retorico stavolta per tutte, rimarrà sempre, dalla sedia a dondolo al pasto parco, dal coro della chiesa agli amici di canasta, e il senso di quel detto è ancora lì nei 25 mq con le travi basse e si agita nella zeppa di legno sotto la zampa zoppa della scrivania da dirigente di quegli occhi neri pugliesi e nei suoi tentativi goffi di tirare il braccio di lei su per la scala, mentre lei ora riposa al sole di un agrumeto. Ora andate a letto bambini, domani la nonna vi racconta un'altra storia.
Più trasparente
di quella goccia d'acqua
tra le dita del rampicante
il mio pensiero tende un ponte
da tè stessa a tè stessa .
Guardati
più reale del corpo che abiti
ferma in mezzo alla mia fronte
Sei nata per vivere in un'isola
Octavio Paz

Di domenica sedimento
In una solitudine cercata e difesa si rallenta il respiro, si stabilizza il battito
Si ritrova quella condizione umana naturale nella quale ognuno essendo parte del tutto
È comunque un tutto a se stante, malgrado sé_
La solitudine mi riconquista
Rivivo, comprendo, supero, prendo la rincorsa per nuovi slanci_
Sempre stato un essere solitario
E per la grande sintonia con la mia solitudine sempre stata un’animatrice_
Tutte le decisioni fondamentali sono immerse nel liquido amniotico della solitudine
10 minuti, 1 giorno, 1 anno a volte, che sia il silenzio del cuore fra la gente o la mia casa priva di rumori non c’è nessun coprotagonista a definire gli indirizzi della mia vita_
Forse non ci sono neanche io..ascolto ed accolgo l’immagine che dal profondo si staglia con crescente nitidezza e la prendo per mano, tutto qui, non so per quanto tempo camminerò, né so per quanto terrò quella stessa direzione_
Il sole inizia a calare sul mio balcone che guarda il porto..una cornacchia mi saluta ogni mattina..sento l’odore di pulito della casa che mi ringrazia per le sporadiche cure ed a tratti le urla dei detenuti ai loro cari_
Ho finito il latte_
Tu mi cerchi, rincorri la ragazza semplice e solare che arbitrariamente credi io sia_
Mentre scendo in latteria potrei lasciarti sul tappeto a fare l’amore con quel simulacro che il tuo desiderio ha costruito, essendo una creatura tua non potrà che darti tutto quello che chiedi_
Torno subito_
MANI.A
MANI.AE

La cucina è larga 6 piastrelle bianche patinate
La tenda della sala ha 12 anelli di ferro battuto
La vasca del bagno è lunga 11 piastrelle color crema
Lo specchio della camera, quello sopra alla cassettiera, è un parallelepipedo disegnabile in 28 linee
Quest’anno a Natale, nei
Io conto e conto e misuro
E conto e schedo e non dimentico
Sono in un locale, in auto, in ufficio, sdraiata a letto e involontariamente catalogo
E questo sempre e da sempre, in maniera inspiegabile
Un’operazione da ape operaia operosa che non si coniuga affatto con la mia natura irrequieta e reticente agli schemi, come alla mia vita fatta di pochissime consuetudini ed a nessuna abitudine
Cambio il bar per la colazione, il lato del letto in cui dormire, i profumi, i trucchi, il cibo, le persone di cui mi circondo, i luoghi, il nido, ho una mente rotonda fatta di ghirigori e non di linee, cremosa, che si insinua e si assesta fra i sassi e poi invece di solidificare lentamente scivola e si adagia fra altri sassi…e poi se ne va di nuovo
Eppure conto e conto e misuro
( Nell’armadio ci sono 14 stampelle )
( Il portaprodotti appeso in bagno ha 12 tasche)
( Nel mio portafoglio ci sono 16 carte con codice a barre)

Ultima notte nella mia vecchia casa....avrei molto da dire, ma preferisco ignorare e consegnare al silenzio quello che produce questo distacco, almeno per ora

Parlando con chi mi è affine dico spesso “ noi siamo miseria o nobiltà, senza Bisogna trattare con delicatezza le parole perché se agitate troppo possono rompersi ed il contenuto, il senso, cadere per terra ed inondare il pavimento e questo è successo.
Ho una nuova casa che si affaccia sulla miseria e sulla nobiltà, vivo in un nido che osserva i due estremi delle condizioni sociali; ho un balcone , ad est, che guarda al mare, al porto di Palermo, che saluta le palme, i gabbiani, ed in special modo la passerella della nave Costa Crociere
Ho una veranda ad ovest, che guarda al Monte pellegrino, al santuario della Santuzza, ma soprattutto, vede da vicino le celle dell’Ucciardone ed i tre cortili delle ore d’aria.
L’Ucciardone è un’ex fortezza borbonica di grande suggestione, imponente, in pieno centro, un monumento alla grandezza del regno ed oggi alla miseria, le celle anguste hanno braccia nude protese al cielo, panni stesi, a volte anonimi, a volte annodati ad arte, contrassegno per le mogli che dal ciglio della strada salutano, pregano, promettono, chiedono.
L’ora d’aria è un tuffo in una realtà che riconosco in me con un fondamento cinematografico
Nel cortile 1 i detenuti si salutano alla siciliana, con due baci sulle guance, si prendono a braccetto e camminano avanti e dietro avanti e dietro avanti e dietro per un’ora
Nel cortile 2 i detenuti giocano a calcetto, scendono in “campo” con la divisa del Palermo, con numeri, ruoli, posizioni già rodate, ed inizia la sfida.
Il cortile 3 è stretto, riservato a camminatori solitari, è vicino ad un parco che è luogo preposto agli incontri con i famigliari.
Dalle celle alcuni detenuti, quelli che non hanno il turno d’aria, salutano i compagni
Io non distinguo i visi, sono al settimo piano, ma sento che quella vista è sprecata, la mia presenza è inadeguata, immagino quante persone darebbero la vita per gettare uno sguardo così diretto sui loro cari…e mentre sono lì con il metro in mano ad immaginare modifiche strutturali ed a scegliere il colore delle tende la mia comprensione va solo a loro, a chi è fuori ed aspetta, a chi è stato privato di… non a chi ha fatto troppo ed ha l’aria e la strafottenza di chi farà ancora.
Mi siedo sulla poltrona del soggiorno e penso che sono, ora anche fisicamente, in bilico, fra miseria e nobiltà, e dentro sorrido, perché ancora una volta è la casa che mi ha scelto e che probabilmente avrà qualcosa da insegnarmi, vedremo, come ogni casa, come ogni cosa.



*
Siamo di compleanno
Abbiamo varcato la soglia dei trentaquattro
Ci sono anni che passano leggeri come un soffio
altri che si inchiodano puntando le zampe come cani impauriti
Quello fra i 33 ed i 34 è stato un anno cocciuto e determinato, dal passo pesante, un anno ribelle e rivoluzionario
cambio lavoro
cambio città
cambio casa
cambia la situazione sentimentale
cambia la situazione famigliare
cambio automobile
inizio a seguire un corso di danza
apro un blog
Voi siete un regalo inatteso:
da chi conosco solo attraverso qualche commento pubblico, a chi si fa conoscere attraverso parole private, da chi mi è vicino seppure nel silenzio e nella distanza a chi mi incuriosisce, da chi mi vuole bene ricambiato a chi “non possiamo conoscerci meglio ma sarebbe perfetto” dai cervelli affini che sembrano parlarmi nonostante le bocche tacciano a chi incontrerò presto o tardi
va un ringraziamento speciale
*
per una volta questa bocca rossa dovrebbe degnarsi
di scendere dall’avatar
per darvi un bacio sostanzioso
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