Ma sì

Questa testa non si ferma mai
Pensa mentre fa, pensa mentre pensa
Rielabora, ipotizza, proietta, decide di non proiettare, di affidarsi agli eventi, di fidarsi dei gesti
e sempre di pensieri si tratta
Gli episodi - lucertole da sezionare - agiscono come spinte di mano sull'asse
e danno il via a nuovi giri mentre una vocina suggerisce che la trottola
per quanto colorata, per quanto artigianalmente perfetta
non sceglie il suo corso
E' necessario che la materia si armonizzi
"l' amore non basta"
O nessun evento ed alcuna riflessione serviranno di fronte
alla semplicità del predestinato amore
Continuo a girare e forze centrifughe spazzano via piccole certezze
mentre il moto vorticoso trascina con sè nuova materia
Fra il restare e l'andare mi attorciglio in periferie concentriche
Mi senti?
E rimangono i colori di un weekend di serena empatia femmina
di complicità ipotizzate e confermate, di felicità meritate
e passi accostati
a destini che ci attendono certi
Monica

Meriterebbe riuscire a descrivere una serata che ha attraversato incredibilmente tentativi e rese, strati e strati d'animi sovrapposti, risa e pianti, meriterebbe ma non riesco a scrivere che poche righe sibilline
[ - Viale Redi Via Monteverdi Via Doni Scuola di ballo - ]
Ieri sera
volevo passare attraverso il Tango dimentica e serena
come se il fiore avesse natura distinta dalla terra
Pochi passi concentràti e dal fondo qualcosa
afferra una passione che è natura
e la tirà giù con sè
nel buio
Al ritmo diverso di passi affannati e lucidi come occhi di brina
salgo le scale
di spalle alla sala danzante interdetta
ed alle note di un niente che resta
nella casa de-solata dove troppo tardi si torna.
[ - Via Doni Piazza Leopoldo Via Galliano e ritorno alla scuola- ]
Riscendo sospinta da orgoglio felino
mi aggiusto squadrando latini diversi
mi unisco ai danzanti una Salsa fremente
sorrido
Palermo le scarpe dorate le lunghe bachate
le coppie sul molo gli scogli bavosi i capelli sudati
Saltello sinuosa scegliendo la vita
pigiando per bene al ritmo di un Son
quel tango sepolto ma ancora vivente
che nutre la terra di un humus di niente
[ - Viale Redi Deborah Piazza Dalmazia Casa - ]

( casa )
Solo il silenzio di fronte al baratro che si squarcia alle parole assertive di Vinicio
“Forse sarebbe ora di tornarsene a casa”
Suggerimento, buon senso, preghiera, dovere
L’anima migrante malata di melanconia è sfilacciata
la mente intenta con mani piccole a scogliere i grovigli rimbomba cantilene ed improvvisa balletti per non pensare
Gli occhi scoppiano in risate diversive che si mischieranno domani a risate sincere
La melanconia che è nostalgia di ciò che non si è mai vissuto
lievita malesseri e desideri di presenza
e non si tratta di zampe di gallina è questa mia vita oggi
Stanco e perduto
ma ero allegro quando me ne andai di casa
e certe stelle splendevan forti
a far luci e ombre
sul mio cammino
perso e solitario
non riesco a ricordare
le tristi notti degli occhi
e le corse dietro alla luna
fuggite via
E le colline sembravan fantasmi neri
su un fondo blu
e le strade piu' misteriose d'adesso
facevan largo
alla nostra euforia
la notte passava in fretta
e non sarebbe piu' tornata
fuggita via
anche lei
E proprio l'altro giorno un vecchio amico
mi dice corri a casa
tutto e' cambiato
tua sorella aspetta un figlio
e tuo padre
ha bisogno di te
subito a casa
E io che posso fare
stanco e perso su una strada
questioni di sfratto
faccende di soldi
ma non importa
prendero' il primo treno
e verro' la'
E ora questa storia sembra un vecchio ritornello
una serenata
fatta a una luna traditrice
e mi trovo tutto solo qui a cantarla
tutti gli altri sono scappati via
poesie, folletti, pazzi
amori persi e diventati
nostalgia

.
La strada per imparare ad amarsi è costellata di pietre aguzze e dissuasori e aiuole di sosta che sembrano oasi ma sono illusioni di riposo
Fra le tappe che faticosamente affronto con lo zaino stracolmo di occasioni perse ed i piedi stanchi per aver appena terminato corse non mie come prestanome, ce ne è una che sembra insormontabile
La preparazione di una cena per me, solo per me, con tutti i requisiti per cui si possa definire tale
Tovaglia dignitosa Portate cucinande Stoviglie e bevande
Uscita dall’automatismo della preoccupazione casalinga del tardo pomeriggio sul menu serale, “Santo cielo, questa sera che cucino?” lontana dal carrello con fidanzato a rimorchio del fine settimana, salva dalla promessa imprudente da primo mesiversario del dolcetto domenicale, mi appresto a considerare plausibile l’eventualità di cucinare almeno una volta per la donna della mia vita.
La lotta è all’ultimo sangue: propositi salutisti si alternano a pulsioni goderecce, tutti concordi nello spingermi verso l’accendigas che io schivo magistralmente aprendo il frigo…collocato due metri prima.
“Devi pensare un po’ a te” apro le ante della credenza cercando ingredienti che creino sapore se combinati, non soluzioni di comodo monotematiche. Fantasia e passione proverbiali ingozzate da anni di gratificazione non rispondono all’appello e sonnecchiano di fronte alla casa muta di ospiti.
La cultura, l’abitudine e una natura che è destino mi ricordano che per me cucinare è arte da condividere, lo stesso piatto servito a chi amo quando cucinato per me perde di valore e sapore, la tavola imbandita vista con occhi solitari diviene ridicola, la bottiglia di vino diviene spreco e condanna allo scialimento, i due unici piatti da lavare nel lavabo sono un’offesa per guanti e grembiule, l’Arrabbiata delle due di notte alle otto di sera diviene una distrazione dal telegiornale, la sedia ed il tavolo sono uno strazio per il fisico che potrebbe accasciarsi sul divano.
Il percorso di riappropriazione passa attraverso prove apparentemente inconsuete e banali, che invece richiedono impegno e devozione, chè anche questa è cura di me, e impongono tempi e metodo, gustare e non divorare, preparare accuratamente e non scartare.
Dovrà arrivare il giorno in cui mi rivedrò Narcisa in uno specchio di brodo vegetale fumante che avrò massaggiato con oli profumati
E dovrà venire a breve il momento in cui con soddisfazione mi cullerò in un’amaca di bucatini all’amatriciana scostando riccioli di ventricina alla brezza di un pecorino di stagione…sfiorando con i piedi dondolanti una risacca vogliosa di Nero D’Avola!
Post sarcastico tratto da una storia
incredibilmente vera
tristemente breve
sorprendentemente recente

Ho vissuto - Ho creduto - Ho capito
Amore mio so che nonostante i tuoi modi cortesi ed il tuo aspetto gentile, l’incedere antico e gli abiti conformisti sei stato educato alla guerra ed alla guerra vera hai consacrato due anni della tua vita.Credevo avessi l’istinto e la verve del Comandante
Oggi so che hai il cuore, il sentire e le fantasie di una recluta
Amore mio la tua gentilezza inconsueta per un militare d’assalto ti avrà provocato delle “ aperture” mentali, e senza resistenze i tuoi superiori di grado e di branda saranno penetrati nei meandri della tua fluida coscienza
Credevo che il nostro primo abbraccio, la dolcezza della tua mano che cingeva la mia guancia, le tue ciglia ad accarezzare la mia fronte, le mie mani a scivolare dentro la cintura dopo aver percorso la tua schiena fossero i sintomi di una passione da esplorare
Oggi so che
- hai il cuore e il sentire di una recluta e per questo con facilità i tuoi superiori sono penetrati nella tua coscienza
- il tuo immediato irrigidirti “ non andare più giù con la mano, sai Lì ho messo una pomata, ho delle emorragie frequenti” è figlio del tuo cuore di recluta e delle frequenti penetrazioni dei tuoi superiori
Amore mio la nostra prima e penultima volta è stata un’esplosione di praline cicciute colorate marzapanate di zucchero, mai tante carezze subì una donna, mai tanto silenzio, mai tanta concentrata lentezza, hai fatto di me la tua missione…e purtroppo solo quello.
Credevo che quando a metà amplesso ti sei alzato, hai preso un fazzoletto alla violetta e dicendo con voce suadente “ fammi dare un’asciugatina” hai passato la pezza sui nostri amanti genitali, prendessi il fazzoletto per asciugarti le lacrime tanta l’intensità del momento. Invano ho cercato dopo l’amplesso quella colomba odorosa che si era intrisa di noi
Oggi so che
- hai il cuore e il sentire di una recluta e per questo con facilità i tuoi superiori sono penetrati nella tua coscienza
- il tuo immediato irrigidirti “ non andare più giù con la mano, sai Lì ho messo una pomata, ho delle emorragie frequenti” è figlio del tuo cuore di recluta e delle frequenti penetrazioni dei tuoi superiori
- con quel fazzoletto alla violetta hai tentato inutilmente di ostruire una via ombrosa larga e battuta da molti, almeno da quanti sono stati i tuoi commilitoni, un rimedio antico per un dolore giovane
Amore mio quando ti ho spiegato che veniamo da due universi diversi e viviamo in mondi reali e mentali che non si parlano ho provato imbarazzo di fronte ai tuoi occhini verdi ed alla tua testa tonda e rasata che non voleva capire il senso delle mie parole
Credevo che il tuo incedere curvo e rigido nel corridoio fosse lo specchio di un pensiero denso e pesante che ti attraversava con i suoi spigoli
Oggi so che
- hai il cuore e il sentire di una recluta e per questo con facilità i tuoi superiori sono penetrati nella tua coscienza
- il tuo immediato irrigidirti “ non andare più giù con la mano, sai Lì ho messo una pomata, ho delle emorragie frequenti” è figlio del tuo cuore di recluta e delle frequenti penetrazioni dei tuoi superiori
- con quel fazzoletto alla violetta hai tentato inutilmente di ostruire una via ombrosa larga e battuta da molti, almeno da quanti sono stati i tuoi commilitoni, un rimedio antico per un dolore giovane
- Sei uscito dalla mia porta curvo e rigido
e in un sol colpo ho congedato senza fretta te e quel “tappabuchi” alla violetta
MANI.A
MANI.AE

La cucina è larga 6 piastrelle bianche patinate
La tenda della sala ha 12 anelli di ferro battuto
La vasca del bagno è lunga 11 piastrelle color crema
Lo specchio della camera, quello sopra alla cassettiera, è un parallelepipedo disegnabile in 28 linee
Quest’anno a Natale, nei
Io conto e conto e misuro
E conto e schedo e non dimentico
Sono in un locale, in auto, in ufficio, sdraiata a letto e involontariamente catalogo
E questo sempre e da sempre, in maniera inspiegabile
Un’operazione da ape operaia operosa che non si coniuga affatto con la mia natura irrequieta e reticente agli schemi, come alla mia vita fatta di pochissime consuetudini ed a nessuna abitudine
Cambio il bar per la colazione, il lato del letto in cui dormire, i profumi, i trucchi, il cibo, le persone di cui mi circondo, i luoghi, il nido, ho una mente rotonda fatta di ghirigori e non di linee, cremosa, che si insinua e si assesta fra i sassi e poi invece di solidificare lentamente scivola e si adagia fra altri sassi…e poi se ne va di nuovo
Eppure conto e conto e misuro
( Nell’armadio ci sono 14 stampelle )
( Il portaprodotti appeso in bagno ha 12 tasche)
( Nel mio portafoglio ci sono 16 carte con codice a barre)
Premessa: da qualche mese in azienda è subentrato un nuovo AD al mio vecchio, storico, empatico capo. Il signore in questione è un emerito c......ne, un cacciavitario, il Signor Tentenna del business, nel quale ignoranza e formalismo si fondono magnificamente dando vita ad un lingotto di gradasso colato
La mia azienda è composta all' 85 per cento da ingegneri informatici maschi, summa fisiologica di ghiandole in ordine binario, concrezioni di codice e CSS
Io sono la creativa della situazione, l'umanista colata dal'alto, che fa della linea un ghirigoro, della Fiera un carnevale, del prodotto un l'llusione e del Mercato un souk
Nuovo Amministratore Delegato...parlando di me ad un collega ( il mio ex)
" Sa....la BoucheRouge è un personaggio strano, con tutti quei capelli, con quei movimenti così repentini, con quel cervello mobile, sembra un folletto
Poi scrive le mail in modo discorsivo, con quei termini, è così umanistica, mentre io ammetto nella mail solo il passaggio schematico di una informazione, è un sui generis in un'azienda di informatica"
Signori eccomi, la TROLL cantante, ballerina ( notare il passo " tumbaido" della salsera) con il capello elettrizzato dal wi-fi

"mi estinguo, ma prima mi distinguo"
Reazione dell'Ufficio alla scoperta della foto Troll su Google
IL PENSIERO DEL VENERDI'
PERCHE' ANCHE I TUBERI HANNO UN CERVELLO
"aveva pochi mezzi e molta ambizione
senza alcuno dei doni necessari per soddisfarla onestamente"
Il Tartufo di Moliere

che a pensarci bene ogni popolo come un tubero è figlio della sua terra
ed io sono come un tartufo umbro
"scorsone" cioè Estivo
Meno delicato del tartufo bianco, da selva e da riviera
Gustotissimo o ributtante
Che rimane nascosto ma solo a qualche cm dalla superficie
Che va trovato e "distinto" a fiuto
Che non va lasciato cuocere a lungo altrimenti perde il sapore
Che finisce a volte in bocca ai cani a volte in tavolate luculliane
Che si sposa con tutto, ma sta bene da solo
CHE SIN DA EPOCA ROMANA E' PREDILETTO
SOPRATTUTTO DAI MAIALI
.

Quando tu sarai vecchia e grigia
e piena di sonno
e china accanto al fuoco,
tira giù questo libro
e lentamente leggilo
e sogna del dolce sguardo
che i tuoi occhi ebbero un tempo
e delle loro ombre profonde;
quanti amarono i tuoi istanti di lieta grazia
e amarono la tua bellezza
con falso e vero amore,
ma un solo uomo amò in te
l'anima pellegrina
e amò il dolore del tuo mutevole volto,
e chinandoti giù verso i tizzoni incandescenti,
mormora, un po' tristemente,
quanto amore fuggì
e misurò i suoi passi
sulle montagne in alto
e nascose il suo viso
fra una moltitudine di stelle.
W. B.Yeats
Elaborare - distruggere, analizzare e costruire
Oggi, a metà strada fra il vissuto e il "da vivere"
Per un attimo essere assaliti dal timore di non essere riusciti a distinguere la fonte da cui proveniva la voce, che una voce in effetti ci sia stata a chiamare distintamente il tuo nome, ma che si sia confusa nel concitamento della corsa, schiacciata da fiatoni e breccole dispettose...e sia tornata quindi "fra una moltitudine di stelle"
è veramente elementare distinguere la voce dal desiderio della voce? ed il silenzio dal desiderio di silenzio? il pericolo delle proiezioni
Analizzi il vissuto; consideri per un attimo che le voci passate fossero figlie del desiderio di esse, e che il silenzio di oggi sia un manto di desiderio di silenzio che copre i suoni, proiezioni che impietosa ti procuri nel tempo ed alle quali vorresti resistere o che quantomeno vorresti educare per lasciare campo libero alla purezza di una voce cristallina o al vuoto oggettivo di suono.
Oggi; ti affidi alla certezza del silenzio, che non è ciò che vorresti ma è " ciò che è bene" e sei convinta sia anche, semplicemente, "ciò che è". Solo per un attimo riconoscendo il pericolo delle proiezioni di nuovo l'abbandoni e ti volti indietro.
Affidarsi alla certezza, ad una qualunque certezza come voler rientrare in un porto e rimanervi saldo smettendo di navigare
Vorresti lenti esatte e consideri l'errore, pensi al volere che spesso di confonde con l'essere, e fai come chi è certo di percorrere la strada giusta, ma senza dare nell'occhio gira di 90 gradi la testa trattenendo il fiato e spingendo lo sguardo indietro - il corpo perde il fulcro e si disarticola - a considerare per un secondo percorsi alternativi che...
" sì io so perfettamente che ho preso la strada giusta,
ma controllo, in fondo.... non si può mai sapere"

Mi trovo spinta da vari stimoli ad affrontare il tema dei temi; quello della scelta dell’amore o della caduta nell’amore. Tre mesi di solitudine sono serviti soprattutto a rielaborare, l’intelligenza non serve solo a soffrire, anche ad analizzare e superare credo, ed io sono nella fase in cui non voglio ripetere certi errori.
Una crocerossina rispetto a me è nessuno, io ho sempre avuto la sindrome della Caposala; dove c’è un uomo evidentemente complesso e complicato, dall’esistenza scheggiata, dal passato che getta ombre cupissime sul presente bè lì ci sono io, anzi c’ero io. Scelta per la mia forza, gioia, solidità, ma io stessa consapevole della mia scelta ed anzi prima fautrice di incontri che non avrebbero potuto non avere conseguenze nefaste.
La Coazione a ripetere….un concetto affascinante, primitivo, naturale, la ripetizione non cosciente di esperienze ed episodi dolorosi lentamente ci abitua alla sopportazione di questi.
Le tracce che i traumi, la disperazione, l’animo oscuro lasciano nelle relazioni umane si ripetono, le storie si somigliano, ed ogni volta capisco di più, supporto di più, sopporto di più, condivido.
Perché? Perché nulla è più rassicurante e totalizzante dell’essere riconosciuta come punto di riferimento, approdo, salvezza, ancora, equilibrio, sostegno, specchio, radice e fine.
Queste le mie conclusioni, questa è una scelta più o meno consapevole ma è una scelta mia, non è il CASO che sceglie
Gli amori finiscono, e non finiscono senza un perché, i perché della fine sono spesso nell’inizio, ma non vogliamo vedere: ed ogni volta un vuoto, la sensazione di aver finito le energie, di non aver lasciato niente per me, di non aver aggiunto nessun mattone all’edificio della mia esistenza. Solo cieca caparbia devota ansia di riconoscimento.
Ho svuotato del senso in eccesso l’amore urlato , i giorni e le notti che oggi mi appaiono disperate.
Ho capito che la mia forza è MIA, ricostruisco la mia autostima, ricerco la LUCE , sono attenta allo SCAMBIO, mi allontano dal baratro resistendo alle sirene come un bimbo che sa cosa non deve fare. E come lui, il bimbo giudizioso, ripeto la mia piccola lezione per non dimenticare…e continuo ad accumulare la vita….fisso la poesia scritta a mano su un foglio verde alle pareti della mia camera..
Come i poveri si separano
senza odio né amore
alla fine di una stanca vita
noi potremmo lasciarci
ora che la battaglia è perduta
Riprendiamo ad accumulare la vita
non come l'avaro
che dovrà staccarsene a forza
MA
come il bambino
che per rincorrere un'ape
dimentica il suo tesoro di sassi
Lalla Romano*
* dedico la poesia a Debby