Sì, viviamoci sporadicamente e dimentichiamoci negli intervalli di tempo fra pelle e pelle, ma non fingiamoci giocatori leali se siamo dei bari maldestri
Abbiamo parole arroccate su mura che gettano piombo su incastri perfetti
E p-assi di gamberi nella manica a riportarci in ogni momento nel ventre caldo della nostra inutile solitudine

Ed e’ di nuovo casa
Questa volta una casa che mi somiglia davvero e che spero mi accompagni a lungo
E di nuovo ti rivedo negli uffici dai quali due anni fa fuggii per una dimensione più umana, e sei sempre tu carrierista ma dolcissimo, premuroso e protettivo come un tempo; e la premura e la capacità di prenderti cura oltre alla volontà di giocare erano e sono quello che in fondo questa ragazza ventottenne cercava.
L’amore che sento davvero Sfinito non cancella gli anni insieme, quelli dell’impegno e della volontà di dare una chance ad un noi che sembrava utopia e mi imbarazza veder ondeggiare nei corridoi le cravatte e gli abiti del nostro armadio, come mi intenerisci tu che mi imiti nella voce e nelle movenze chiamandomi con gli appellativi di sempre.
Siamo stati a “tanto così” dalla vittoria e quei tempi in cui soldi, salute, possibilità sembravano mancare sono ormai lontani, lo erano già quando vivere insieme era vacanza e ci aggiravamo invidiati con i sorrisi dei complici.
Non era fiaba di ragazzi, forse non era totale coincidenza di menti, ma concreto lavorare per un sogno comune, lontano e altissimo come i sogni, ma realizzabile perchè condiviso.
Credo mi faccia bene averti davanti e ricordare sempre di come l’amore non basti se non alimentato da una volontà ferrea di felicità
Non c’è niente da decidere né muri da alzare, l’esistenza stessa di quel noi nella sua intensità e nella maturità dei trent’anni sgombra il campo da ogni possibilità di amorucolo pigro ed egoista mascherato di comodo.

Meriterebbe riuscire a descrivere una serata che ha attraversato incredibilmente tentativi e rese, strati e strati d'animi sovrapposti, risa e pianti, meriterebbe ma non riesco a scrivere che poche righe sibilline
[ - Viale Redi Via Monteverdi Via Doni Scuola di ballo - ]
Ieri sera
volevo passare attraverso il Tango dimentica e serena
come se il fiore avesse natura distinta dalla terra
Pochi passi concentràti e dal fondo qualcosa
afferra una passione che è natura
e la tirà giù con sè
nel buio
Al ritmo diverso di passi affannati e lucidi come occhi di brina
salgo le scale
di spalle alla sala danzante interdetta
ed alle note di un niente che resta
nella casa de-solata dove troppo tardi si torna.
[ - Via Doni Piazza Leopoldo Via Galliano e ritorno alla scuola- ]
Riscendo sospinta da orgoglio felino
mi aggiusto squadrando latini diversi
mi unisco ai danzanti una Salsa fremente
sorrido
Palermo le scarpe dorate le lunghe bachate
le coppie sul molo gli scogli bavosi i capelli sudati
Saltello sinuosa scegliendo la vita
pigiando per bene al ritmo di un Son
quel tango sepolto ma ancora vivente
che nutre la terra di un humus di niente
[ - Viale Redi Deborah Piazza Dalmazia Casa - ]
??cosa rimane di tanto amore ??
pochi tratti gli odori due parole dei fotogrammi lettere ricette_ orme senza gesso in negativo_tracce risuonate di arie perse_ cocci e colla di solitudine salvifica e necessaria_
Io che vado via_ Io che torno ma poi alla fine vado via_ Io che RESTO via_ Io che è tardi e devo andare_Io che domani devo dormire_ Io che ricci che tornano e si voltano di spalle_
L'INCOMBENZA DI QUANDO PENSO A TE
[ E LA CAPACITA' DI FARSI SOPRAFFARE DA QUESTE PAROLE ]
È rimasta la notte.
Il vino storto.
Le birre forti.
Quando penso a te dico l’errore
ho l’ansia qua che non se ne va e non se ne viene.
Quando penso a te
non riesco a scrivere una poesia che ti dica
e mi pare che ogni cosa sia troppo letteraria per saperti,
per farti un ritratto.
È rimasta a /Firenze/
tre giorni a settimana,
a volte quattro.
Fare la borsa,
dimenticare il dentifricio,
dimenticare quel libro di un altro Dino,
quel libro del pazzo che ti somiglia,
che non sei tu,
dimenticare il nome che non dico mai a bassa voce,
il nome che ti fa danno e follia,
il nome che ti fa mio.
Ogni cosa se ne va e se ne viene nella bocca, nella testa,
e mi pare che tutto quello che oggi,
mi pare che tutto quello che oggi ho,
mi pare che non vale niente,
che non mi resto
e non mi manco.
Pare che quando penso a te c’è vento
e ho freddo,
poi ho caldo,
poi ho freddo,
poi chiudo una finestra
e leggo due righe di Proust.
Quando penso a te dico che stai a fare chissà che,
che stai a fare niente su una porta, in macchina,
dentro a un pezzo del mondo che ci vuole così,
in due posti diversi.
Quando penso a te
rimane
solo la notte,
che non mi vuole dormito,
non mi scende nel sonno.
Se la notte io questa me lo permetto,
di pensare a te dico,
allora io mi penso come a te
che vieni con i capelli ricci,
mi baci e resti via.
Mi baci e mi perdoni tutto il tempo che sono stato lontano,
le ore che ho sottratto alle nostre spalle.
Ma credimi,
è stato per decidermi,
è stato per mangiarmi ogni saluto
fatto con la mano sinistra
la mano sbagliata.
Credimi, è stato per poco,
non sono stato via così tanto,
non sono stato via, vero?
Ora però si è fatto tardi,
e me ne devo andare.
Ho tanto cose da fare domani,
devo dormire.. dormire..
Ed è restata la notte,
il wisky,
una bottiglia di vino vuota,
la spazzatura da buttare,
due pacchetti di marlboro sul tavolo,
un paio di calzini umidi,
e il dizionario di retorica,
tre bollette del condominio arretrate,
un pò d’erba che non basta a farsi una canna,
l’ultimo disco di Morgan macchiato di caffè,
sono restate tutte queste cose
e io, quando penso a te,
penso che si è fatto tardi,
e me ne devo andare.
(Luigi Romolo Carrino)
Play please
Kruder Dorfmeister - Useless

PER certi VERSI
mi specchio in uno specchio d'acqua
TORBIDO
vedo il profilo morbido
di un desiderio
torbido
torbido
(...)
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