
Ma sì

Questa testa non si ferma mai
Pensa mentre fa, pensa mentre pensa
Rielabora, ipotizza, proietta, decide di non proiettare, di affidarsi agli eventi, di fidarsi dei gesti
e sempre di pensieri si tratta
Gli episodi - lucertole da sezionare - agiscono come spinte di mano sull'asse
e danno il via a nuovi giri mentre una vocina suggerisce che la trottola
per quanto colorata, per quanto artigianalmente perfetta
non sceglie il suo corso
E' necessario che la materia si armonizzi
"l' amore non basta"
O nessun evento ed alcuna riflessione serviranno di fronte
alla semplicità del predestinato amore
Continuo a girare e forze centrifughe spazzano via piccole certezze
mentre il moto vorticoso trascina con sè nuova materia
Fra il restare e l'andare mi attorciglio in periferie concentriche
Mi senti?
E rimangono i colori di un weekend di serena empatia femmina
di complicità ipotizzate e confermate, di felicità meritate
e passi accostati
a destini che ci attendono certi
Monica
piegata per intere giornate nottate con i piedi nel fango
e le mani immerse nell'acqua
a togliere le erbacce infestanti che strangolavano l'ngenua tenerezza del riso...
rinascerà un riso lucente di madreperla
[se sei un ladro di riso e mi vedi ballare non fermarti]
[ non ruberò riso per te, per poi morire di rimorsi]
[ non morirò per te]

Quando saremo giunte a casa mia
'na letterina ti devo mandar.
Ti racconterò del viaggio mio passato
che doloroso fu stato per me,
che doloroso, poi anche dispiacente
quel di dovere lasciare il mio ben.
Partirò, farò partenza,
lascerò quegli occhi belli
che son stati sempre quelli
che m'hai fatto innamorar;
che m'hai fatto innamorare,
che m'hai fatto pianger forte,
sì l'è sta il mio primo amore
che m'hai fatto innamorar.
Partirò, col cuor sospirerò
ma io per te, ma io per te;
ma io per te morire no no no.
Parto de la risaia con la ferita al cuore,
parto de la risaia con la ferita al cuore,
parto de la risaia con la ferita al cuore
( canto delle Mondine venete)
??cosa rimane di tanto amore ??
pochi tratti gli odori due parole dei fotogrammi lettere ricette_ orme senza gesso in negativo_tracce risuonate di arie perse_ cocci e colla di solitudine salvifica e necessaria_
Io che vado via_ Io che torno ma poi alla fine vado via_ Io che RESTO via_ Io che è tardi e devo andare_Io che domani devo dormire_ Io che ricci che tornano e si voltano di spalle_
L'INCOMBENZA DI QUANDO PENSO A TE
[ E LA CAPACITA' DI FARSI SOPRAFFARE DA QUESTE PAROLE ]
È rimasta la notte.
Il vino storto.
Le birre forti.
Quando penso a te dico l’errore
ho l’ansia qua che non se ne va e non se ne viene.
Quando penso a te
non riesco a scrivere una poesia che ti dica
e mi pare che ogni cosa sia troppo letteraria per saperti,
per farti un ritratto.
È rimasta a /Firenze/
tre giorni a settimana,
a volte quattro.
Fare la borsa,
dimenticare il dentifricio,
dimenticare quel libro di un altro Dino,
quel libro del pazzo che ti somiglia,
che non sei tu,
dimenticare il nome che non dico mai a bassa voce,
il nome che ti fa danno e follia,
il nome che ti fa mio.
Ogni cosa se ne va e se ne viene nella bocca, nella testa,
e mi pare che tutto quello che oggi,
mi pare che tutto quello che oggi ho,
mi pare che non vale niente,
che non mi resto
e non mi manco.
Pare che quando penso a te c’è vento
e ho freddo,
poi ho caldo,
poi ho freddo,
poi chiudo una finestra
e leggo due righe di Proust.
Quando penso a te dico che stai a fare chissà che,
che stai a fare niente su una porta, in macchina,
dentro a un pezzo del mondo che ci vuole così,
in due posti diversi.
Quando penso a te
rimane
solo la notte,
che non mi vuole dormito,
non mi scende nel sonno.
Se la notte io questa me lo permetto,
di pensare a te dico,
allora io mi penso come a te
che vieni con i capelli ricci,
mi baci e resti via.
Mi baci e mi perdoni tutto il tempo che sono stato lontano,
le ore che ho sottratto alle nostre spalle.
Ma credimi,
è stato per decidermi,
è stato per mangiarmi ogni saluto
fatto con la mano sinistra
la mano sbagliata.
Credimi, è stato per poco,
non sono stato via così tanto,
non sono stato via, vero?
Ora però si è fatto tardi,
e me ne devo andare.
Ho tanto cose da fare domani,
devo dormire.. dormire..
Ed è restata la notte,
il wisky,
una bottiglia di vino vuota,
la spazzatura da buttare,
due pacchetti di marlboro sul tavolo,
un paio di calzini umidi,
e il dizionario di retorica,
tre bollette del condominio arretrate,
un pò d’erba che non basta a farsi una canna,
l’ultimo disco di Morgan macchiato di caffè,
sono restate tutte queste cose
e io, quando penso a te,
penso che si è fatto tardi,
e me ne devo andare.
(Luigi Romolo Carrino)
MANI.A
MANI.AE

La cucina è larga 6 piastrelle bianche patinate
La tenda della sala ha 12 anelli di ferro battuto
La vasca del bagno è lunga 11 piastrelle color crema
Lo specchio della camera, quello sopra alla cassettiera, è un parallelepipedo disegnabile in 28 linee
Quest’anno a Natale, nei
Io conto e conto e misuro
E conto e schedo e non dimentico
Sono in un locale, in auto, in ufficio, sdraiata a letto e involontariamente catalogo
E questo sempre e da sempre, in maniera inspiegabile
Un’operazione da ape operaia operosa che non si coniuga affatto con la mia natura irrequieta e reticente agli schemi, come alla mia vita fatta di pochissime consuetudini ed a nessuna abitudine
Cambio il bar per la colazione, il lato del letto in cui dormire, i profumi, i trucchi, il cibo, le persone di cui mi circondo, i luoghi, il nido, ho una mente rotonda fatta di ghirigori e non di linee, cremosa, che si insinua e si assesta fra i sassi e poi invece di solidificare lentamente scivola e si adagia fra altri sassi…e poi se ne va di nuovo
Eppure conto e conto e misuro
( Nell’armadio ci sono 14 stampelle )
( Il portaprodotti appeso in bagno ha 12 tasche)
( Nel mio portafoglio ci sono 16 carte con codice a barre)

"Mi sembra di vedere il mio IO attraverso una lente che lo rifranga e moltiplichi: tutte le figure che si agitano intorno a me sono altrettanti IO ed io m'adiro del loro modo di agire..."
E.T.A. Hoffmann
da "Il Doppio " di otto Rank
Erasmo, rispettabile marito e padre di famiglia, durante un soggiorno a Firenze cade nelle trame amorose di Giulietta. Dopo l'uccisione di un rivale deve fuggire, ma lascia alla donna amata, che gliel'ha chiesta, la sua immagine riflessa. Lui si vede nello specchio dolcemente abbracciato a Giulietta. La donna tende trepidante le braccia verso lo specchio. Erasmo vede la propria immagine venire avanti, indipendentemente dai propri movimenti, scivolare fra la braccia di Giulietta e dissolversi come una strana nuvola di nebbia. Da allora Erasmo non ha più ombra nè immagine riflessa.
Il primo testo studiato all'Università e da quel momento la scelta di dedicare i miei studi a un tema che rompe il vaso delle nostre certezze lasciando schegge nella carne. Il Doppio, il sosia, l'ombra, l'immagine riflessa, gli IO profondi che vengono allo scoperto richiamati dalla follia d'amore, con una sprezzante autonomia verso l'Io cosciente che non può che assistere ed essere attraversato. La letteratura da secoli affronta il terribile e cupo dramma della morte della coscienza costruendo icone come un uomo che proietta sul suo Dio le paure cosmiche.
COSA VEDI QUANDO TI SPECCHI
Io vedo gli sforzi teneri e vani della coscienza di resistere al proprio destino, alla resa che è segnata dall'impetuoso emergere di qualcosa di profondo che lei non può dominare, che le appare e la sfida vincendo.
Io mi sento altro dalla mia volontà o dal mio dovere, sono una reazione scomposta che accavalla le gambe e riordina le vesti e sfido qualunque altro IO a dirmi delle azioni che si possano coscientemente determinare, guidare, portare a termine senza la percezione che quelle azioni devono avvenire e basta e che io posso solo compiere un'autopsia e intuire le cause.
Io sono un riflesso incondizionato e non posso che sedere in terra e contare i bastoncini e sistemarli con cura seguendo l'ordine dei colori quando ormai una caduta dalle regole sconosciute li ha posti di fronte ai miei occhi.
E allora libera dalla responsabilità della guida percorro serena ogni metro di terra che capiti sotto i miei piedi senza bisogno di appigli ma con il piacere di trovare al mio fianco dei compagni
Allora spiego la mancata caduta nel momento in cui tutto è caduto, i sorrisi quando si sarebbe dovuto piangere, ed oggi, inciampando di frequente, ma cadendo di meno, questa tenerezza nei gesti e fermezza negli occhi che non accettano di essere scalfite, perchè non potrebbero essere altro da sè.
E la fatica della ricerca che veste ogni attimo di tormento ma innalza ad una umanità più completa è una predisposizione ed un destino, è essere vivi e non smettere di guardarsi e conoscersi e di riconoscersi negli altri e poi distinguersi
E mi voglio circondare solo di vivi e scivolare con loro sullo scenario di rassicuranti ed aride sopravvivenze come l'acqua che scorrendo veloce leviga i sassi, li fa brillare in superficie, ne accarezza i contorni e poi torna al suo corso regalando loro un bagliore.

Ventiquattromilapensierialsecondofluisconoinarrestabili
Alimentando voglie e necessità
Voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m'aspetta
Da piccola giocavo con i bottoni. La figlia unica nel momento del gioco aguzza l'ingegno e si propone nel doppio ruolo della commessa e dell'acquirente, sceglie i colori, la forma, contratta, incarta, fa il prezzo, scrive lo scontrino...ma il bello del gioco è nel piacere visivo e tattile a contatto con pezzi pregiati da distinguere con la giusta dose di misericordia e di spietatezza, dai pezzi poveri da scartare.
In questi giorni sono posta di fronte ai bottoni, alla scelta fra i bottoni, anzi è la scelta che si impadronisce di me, e sono gli stessi bottoni che scelgono di cadere dal tavolo o di restare fra le mie mani per essere ammirati, girati e rigirati e lucidati dai miei polpastrelli prima di essere destinati ad una fine gloriosa: reincarnarsi in spilla ed essere appuntati sul cuore, ma attenta, potrei pungermi allora no, forse essere i protagonisti di una collana originale, ma attenta a non farla troppo stretta.
I bottoni che non meritano rimangono sul tavolo a pancia in sotto come si vergognassero della loro pochezza, e mi chiedo se volendo riuscirebbero a risplendere per altre giocatrici. Sono così volontariamente esclusi e lontani dalla mia considerazione da farmi pensare che celino una luce ed una grandezza della quale non sono degna.
I bottoni che sembrano meritare cadono dopo qualche secondo dalle mani per la mia goffaggine e gli spigoli rimbalzano scomposti sul tavolo di fòrmica, la superficie è troppo scivolosa, hanno solo due buchi e non riuscirei a cucirmeli addosso senza temere che cadano. Rimango a guardare chiedendomi se la caduta avvenga per volontà loro o mia.
I bottoni di cui mi innamoro sono i più pesanti, i più appariscenti, quelli che si fissano difficilmente, una collana peserebbe, una spilla si rovinerebbe, dovrei stare attenta a non farmeli rubare, sempre con la mano nervosa sulla superficie smaltata a farli splendere temendo il loro attraente abbacinante pulsare.
Sono davanti alla scatola, non ne tengo nessuno fra le mani ma li allineo sul tavolo evitando inutili comparazioni, chè materiali diversi non possono fondersi, neanche nel giudizio, scarto a malincuore il povero, tengo il buono sapendo che mi scivolerà dalle mani prima o poi con un guizzo soprendente e deludente al tempo stesso, come il volo di un angelo cieco, e attendo che dal fondo della sfera di vetro che li contiene il brillante mi accechi.
E prego, spero, di non lasciarmi scivolare dalle mani del mio bottone pregiato temendo la sua luce, ma di farmi scaldare dai suoi polpastrelli sicura della sua presa
Il Natale quando arriva arriva...noi..fra un pò manco arrivavamo
23 dicembre, partenza da Roma Prati
Io Marina e Giulia direzione Umbria
Mezzo di trasporto: 500 del 1967 Bagagli: 50 kg totale + tre persone
Scelta la traversata lungo la via Flaminia
Marina: " ma sennò a 80 anni cosa raccontiamo ai nostri nipoti?"
Secondo me ne abbiamo per due vite

Fiaccate dalla consueta festa prenatalizia terminata alle 4.30 troviamo negli elastici reggibagagli un innovativo e rilassante sistema di sicurezza..antesignano dell'airbag
Io sopporto in silenzio,l'ingegnera di famiglia, dietro di me, biasima l'iniziativa " il cinquino non reggerà"

Il Cinquino si ferma all'altezza di Roma Prima Porta...esce fumo dal motore...sosta obbligata e si riparte.
Durata della traversata: 3,30 ore per un totale di 75 km
Velocità di Crociata ( che di crociera sarebbe troppo poco): 45 km/h
Numero soste refrigera-motore: 5
Numero strombazzate, risate pedoni e autisti lungo il viaggio: incalcolabili

Pausa caffè e refrigera-motore a Sacrofano ( che qualche buontempone ha ribattezzato, cancellando la f sui cartelli, Sacro Ano )
Conclusioni e morale della storia: il gusto del viaggio alla Goethe è stato impareggiabile per bellezza del paesaggio e soprattutto per la riscoperta di tempi lunghi per il dialogo ed il confronto umano

*
Siamo di compleanno
Abbiamo varcato la soglia dei trentaquattro
Ci sono anni che passano leggeri come un soffio
altri che si inchiodano puntando le zampe come cani impauriti
Quello fra i 33 ed i 34 è stato un anno cocciuto e determinato, dal passo pesante, un anno ribelle e rivoluzionario
cambio lavoro
cambio città
cambio casa
cambia la situazione sentimentale
cambia la situazione famigliare
cambio automobile
inizio a seguire un corso di danza
apro un blog
Voi siete un regalo inatteso:
da chi conosco solo attraverso qualche commento pubblico, a chi si fa conoscere attraverso parole private, da chi mi è vicino seppure nel silenzio e nella distanza a chi mi incuriosisce, da chi mi vuole bene ricambiato a chi “non possiamo conoscerci meglio ma sarebbe perfetto” dai cervelli affini che sembrano parlarmi nonostante le bocche tacciano a chi incontrerò presto o tardi
va un ringraziamento speciale
*
per una volta questa bocca rossa dovrebbe degnarsi
di scendere dall’avatar
per darvi un bacio sostanzioso
*

Come la sedia del dittatore, quella che cedette in un’ora qualunque di un giorno qualunque di un mese qualunque sotto il peso del portoghese Salazar provocandone la ridicola morte; così mi sento, una sedia comoda, affidabile, chiaramente immobile e dentro rosa dai tarli che lavorano instancabili scavando tunnel secondo disegni apparentemente casuali.
Conosco bene questo stato che fa parte di me e che è pericolosissimo perché è l’inizio di un processo silenzioso che porta ad una fine inevitabile: in virtù di piccoli segnali la prospettiva inizia a cambiare, tutto all’esterno sembra uguale a sempre, la sedia poggia sulle solide gambe, chi siede non la vede neanche tanto è abituato a sedersi, la sedia conta per la sua funzione e non per la sua essenza-presenza.
Nel frattempo generazioni e generazioni di tarli si avvicendano trasmettendosi impercettibili compiti e segnali, ognuno con la propria mission, il lavoro, i sentimenti, il futuro, le relazioni….

Segnali su segnali vengono raccolti e lavorati ed il legno morbido cede sotto il dente aguzzo delle considerazioni; io vorrei fornire lenti speciali, occhi aggiuntivi, gradi supplementari, vorrei forse un laser per vedere e far vedere e quindi per fermare, ma sento dentro che la materia caotica si organizza in opinione e lentamente spunto su spunto, l’opinione diventa giudizio ed il giudizio diventa distanza.
Dovrei essere d’ebano, il legno perfetto, lucido, incorruttibile, ma sono di ciliegio, un legno malleabile, caldo, rossiccio, da “cucina”, il legno che mio padre per 40 anni ha lavorato con la facilità con cui un panettiere prepara un impasto
“il ciliegio? Basta prenderlo a verso, poi ci fai quello che ti pare”
E se non si fa attenzione la gamba della sedia si spezzerà, e chi siede, chiunque sia seduto in quel momento, dal più grande dei dittatori al più infantile dei seduttori cadrà, cadrà con quelle poche certezze sulla tenuta della sedia, cadrà con sorpresa ma vedendo la gamba di legno corrosa capirà che era solo questione di attimi e tutto avrebbe ceduto, capirà che sarebbe bastato poco, un luogo meno umido, qualche attenzione di più ed ora non starebbe qui con il culo per terra ed una sensazione di tradimento misto a vergogna.
Solo la sedia sapeva quanto prevedibile fosse quella fine anche se sarebbe bastato così poco per evitarla
Gode per quella culata sonora, per la morte del dittatore, per lo stupore del maldestro, per il pianto del bambino, per il momento in cui alla scontatezza della presenza è subentrata la violenza dell’assenza.
Soffre invidiando quel carillon inutile e fastidioso, che riposa vezzeggiato e tirato a lucido sul comò in camera accanto alle foto dei momenti più belli…un terremoto ci vorrebbe per vedere cosa resta intatto e cosa no, e cosa si sceglie di salvare e cosa si abbandona.
Ma la vita scorre uguale, e questa sedia è diversa dalle altre come naturale, ma uguale a tutte perché in fondo serve per sedersi, colore, forma, grandezza, avanguardia, resistenza sono dettagli inutili.