
È da ore che tento di infilarmi in dispensa, lì proprio fra i crackers e le nocciole sgusciate.
Mi prendo le misure sposto i piatti di plastica infilo un piede
E rigurgito due o tre vaffanculo per tutte le volte in cui i fatti smentiscono una fragilissima certezza
Non c’è abbastanza spazio ed allora prima mi spoglio, poi mi mangio i “ Buonicosì” della Buitoni affogandoli nel latte certa che eliminando quella scatola ci sarà spazio almeno per i polmoni
E maledico la mia capacità di penetrare a fondo che mi si ritorce come una condanna in occasionali inaspettate ritorsioni difensive
Ci sono tonnellate di tovaglioli rossi lì dentro, tracce di ospiti e di cene in terrazza, li lecco e come fossero francobolli tappezzo la finestra di una patina di carta morbida ovattata dietro la quale sopravvivere alla luce rossa di un sole che creo io
E sorrido sulle contorte logiche dell’Assenza e della Presenza e su capogiri che sconfiggono sciamani
Ho liberato lo spazio, mi sembra non vi siano difficoltà, metto un piede dentro, poi l’altro, trattengo il respiro ma non passo…non posso…
se mai
l'avessi creduto
.
so
che
non sono
davvero
IN DISPENSabile
PRESENTE E PASS - ATO

Emme ha 25 anni, sulle spalle una laurea fresca ed un casco di riccioli biondi vera ossessione per quel collo incandescente, due occhi verdi troppo diretti che si nascondono spesso e quel dentino storto da bambina, luglio, Urbino, cittadella universitaria; il noto mostro di cemento si spalma sulla dorsale della collina fuori città, un immenso scarafaggio con zampette di scale regolari.
Emme alloggia in un rettangolo di vetro e alcantara, 10 mq di spirito di sopravvivenza davanti alla mensa.
Una settimana di stage in Semiotica, diversa troppo diversa dai compagni di corso fluttuanti in universi paralleli, che si aggirano per le aule abbandonate dai padroni di casa con pensieri altrove, con abiti di lino grigio topo e cravatte a pois, con quella vecchiezza incombente sul profilo dei loro trent'anni. Dopo giornate di cuffiette, traduzioni, lectio confronti, scontri fra ala progressista e reazionaria ognuno torna nella propria cella, Emme si arrampica con un prendisole di cotone pastello ed i sandali di cuoio leggeri, una borsa di raffia marrone ed il libro di turno per le vie tanto simili a quelle del proprio paese che sanno di medioevo, aperitivo, cena, non c’è traccia dei compagni. Ogni sera un angolo da fotografrare, un parco da occupare, una piada da assaggiare. Al mattino Emme salta un’inutile lezione su Sema e Significato e corre al Palazzo Ducale…poi un’insalata in mensa e una breve lettura sulla panchina di cemento armato nel cortile..
Lì due cani, due dobermann con coda e orecchie lunghe, un padrone ugualmente ruspante, alto, moro, di una magrezza sana e sportiva, pochi etti di vestiti addosso i soliti jeans strappati la solita magliettina girocollo, ed è subito un riconoscersi, ed è subito mettere in salvo Emme dalla sua cella di cemento e dallo stage che la porta lontano da sé.
Un'ora e quei sandali di cuoio leggeri calpestano un fazzoletto di collina che guarda Urbino dall’alto incorniciando una villetta di proprietà di cani gatti e tre pugliesi.
Un tè freddo nel giardino, un libro su Lucera, una cena leggera consumata fra dita che tamburellano nervose e sguardi affamati poi la fuga di Emme che non sa cosa sia un cameo, che non sa dare un senso a quella inaspettata dolcezza.
Poche ore separano quella giornata dalla fine dello stage, al tramonto Emme carica l’auto, saluta i compagni e raccoglie dal tergicristalli un pass per un campionato di volley..c’è scritto da Luca per te ..è suo.
Corri Emme corri per la mensa, la sala lettura, scivola lungo le gradinate, chiama Luca, stringi il pass in mano … corri ancora…nulla… è finito il fiato ed il tempo. E’ ora di partire, Firenze ti aspetta.
Foglio, penna, nastro rosso e una piccola deviazione per quella villetta fuori dal tempo, una poesia dondola appesa al cancello verde… da Emme per te.... lo specchietto retrovisore inquadra la diapositiva del foglio che fruscia d'incanto con l'abbaiare famigliare dei cani ed il nastro rosso si contorce
come questo pass che ritrovo oggi in un diario e che faccio avvoltolare appeso al mio indice insieme al mio desiderio rimpianto
Todo amor es fantasia;
él inventa el año el dia,
la hora y su melodia;
inventa el amante y, mas,
la amada. No prueba nada,
contra el amor, que la amada
no haya existido jamas.
Ogni amore è fantasia.
Inventa per sé l'anno, il giorno e l'ora.
E la sua melodia.
Inventa l'amante e, soprattutto, l'amata.
Non prova niente, contro l'amore,
che l'amata non sia esistita mai.

Ventiquattromilapensierialsecondofluisconoinarrestabili
Alimentando voglie e necessità
Voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m'aspetta
Da piccola giocavo con i bottoni. La figlia unica nel momento del gioco aguzza l'ingegno e si propone nel doppio ruolo della commessa e dell'acquirente, sceglie i colori, la forma, contratta, incarta, fa il prezzo, scrive lo scontrino...ma il bello del gioco è nel piacere visivo e tattile a contatto con pezzi pregiati da distinguere con la giusta dose di misericordia e di spietatezza, dai pezzi poveri da scartare.
In questi giorni sono posta di fronte ai bottoni, alla scelta fra i bottoni, anzi è la scelta che si impadronisce di me, e sono gli stessi bottoni che scelgono di cadere dal tavolo o di restare fra le mie mani per essere ammirati, girati e rigirati e lucidati dai miei polpastrelli prima di essere destinati ad una fine gloriosa: reincarnarsi in spilla ed essere appuntati sul cuore, ma attenta, potrei pungermi allora no, forse essere i protagonisti di una collana originale, ma attenta a non farla troppo stretta.
I bottoni che non meritano rimangono sul tavolo a pancia in sotto come si vergognassero della loro pochezza, e mi chiedo se volendo riuscirebbero a risplendere per altre giocatrici. Sono così volontariamente esclusi e lontani dalla mia considerazione da farmi pensare che celino una luce ed una grandezza della quale non sono degna.
I bottoni che sembrano meritare cadono dopo qualche secondo dalle mani per la mia goffaggine e gli spigoli rimbalzano scomposti sul tavolo di fòrmica, la superficie è troppo scivolosa, hanno solo due buchi e non riuscirei a cucirmeli addosso senza temere che cadano. Rimango a guardare chiedendomi se la caduta avvenga per volontà loro o mia.
I bottoni di cui mi innamoro sono i più pesanti, i più appariscenti, quelli che si fissano difficilmente, una collana peserebbe, una spilla si rovinerebbe, dovrei stare attenta a non farmeli rubare, sempre con la mano nervosa sulla superficie smaltata a farli splendere temendo il loro attraente abbacinante pulsare.
Sono davanti alla scatola, non ne tengo nessuno fra le mani ma li allineo sul tavolo evitando inutili comparazioni, chè materiali diversi non possono fondersi, neanche nel giudizio, scarto a malincuore il povero, tengo il buono sapendo che mi scivolerà dalle mani prima o poi con un guizzo soprendente e deludente al tempo stesso, come il volo di un angelo cieco, e attendo che dal fondo della sfera di vetro che li contiene il brillante mi accechi.
E prego, spero, di non lasciarmi scivolare dalle mani del mio bottone pregiato temendo la sua luce, ma di farmi scaldare dai suoi polpastrelli sicura della sua presa
Lascio le parole non dette e prendo tutta la cosmogonia e la butto via e mi ci butto anch'io

SI TRASLOCA
Siamo alla decima dimora da quando lasciai il tetto natio. Questo trasferimento palermitano mi vede lasciare una reggia per andare in un attico in centro..a dirla così sembrerebbe un acquisto, ma la bruttezza dell'arredamento dimostra un talento vero, genuino e prepotente per il kitch
Dovrò mettere tutta la creatività, l'abilità manuale e la passione per dare senso all'esistenza di quelle 4 mura...e lo farò..piano piano.
Il cognome sul campanello è TROIA....triste presagio...dicono che qui sia un cognome molto diffuso, ma se dovessi ricevere un pacco o una lettera dalla penisola?
Ieri ho inziato ad inscatolare, i soliti consolidati movimenti, prendi tazza dalla dispensa, incarta, scotch, metti in scatola, chiudi scatola, metti accanto alla porta. Come al solito ho fatto tutto senza pensare, totalmente lobotomizzata, 6 ore di lavoro in silenzio, allontanando annullandomi, qualunque guizzo del cuore mi ricordasse che volevo fosse l'ultima questa volta, volevo fosse un nido di cemento, ed invece volo a cercare nuove pagliuzze. E sempre in apnea mi lascio guidare dai ritmi imposti da appuntementi ed incombenze...temo solo il giorno in cui il vuoto si trasferirà dalla dispensa a me ed ho solo una speranza, che la voglia di costruire mi stupisca ancora una volta ed abbia la meglia su questo corpo stanco.e su questa mente intorpidita.

The Blob - Film 1958
Titolo originale "Beware the blob"
Oggi ho abbastanza chiara la mia idea del Blob
Questa massa informe e gelatinosa che si spalma su tutti e tutto
credo sia il cinismo
E' un tema carissimo, di quelli che ti inchiodano a parlare e gesticolare per una nottata con qualunque astante, che ti fanno vibrare, tremare, alzare la voce
di quelli che non trovano le parole giuste, inesauribili
In questo mondo parallelo che ho sempre considerato solo come un mezzo alternativo di espressione e conoscenza
il cinismo trova alleati nella distanza, nella maschera, nelle parole, nella brevità dei canali in entrata ed in uscita
il cinismo si nasconde dietro ragioni cucite sul passato, dietro indivudualismi da prima infanzia
dietro il peso del silenzio che è assenza
o dietro il formalismo di maniera dell'affabulatore
Solo chi è in alto si salva dal Blob
si espone alla luce accecante del sole, può scottarsi
ma quanto meno ha salva la vita, quella che lui desidera vivere intensamente
Io mi arrampico in alto portando in braccio la mia ingenuità recidiva
in tasca due dadi un nastro di raso e quattro lire
"Se io non ti incontrerò mai
fa che senta almeno la tua mancanza"
La sottile Linea Rossa
.
A come atrocità

Ci vorrebbe un trillo da lassù..passi una domenica serena, rivedi monti e boschi, sorrisi, aria aperta, sassi che sembrano famigliari e ti riportano all'infanzia, gote infiammate dal sole, poi torni e ti culli di una voce così confidente da non sembrarti altro da te, che ti parla di una vita che sembri vivere tu e della quale sarebbe inutile parlare, se non fosse che non vi sono altri canali...e ti addormenti così, serena...con la sensazione che in fondo non ci si deve sempre difendere e che la pietruzza sotto il piede a volte è tanto piccola da non essere avvertita, o da fare solo solletico
Poi ti svegli e senza alcun trillo di avvertimento ti arriva la pugnalata..tu eri lì, carne morbida, i muscoli rilassatil, non eri pronta alla difesa e non sei pronta alla reazione fulminea, rimani stordita, ti guardi intorno, non cerchi appoggi ma cerchi la voce e la voce non esce, cerchi le lacrime e le lacrime non escono, cerchi la vendetta e non riesci ad elaborarla.
Di nuovo credendoti libera ti sei agitata troppo ed hai avvertito quei fili che tirano e ti dilaniano la pelle, ogni tanto dimentichi di essere guidata dal burattinaio, ma oggi ti ha fatto arrendere, con un gesto fulmineo TAC...e le braccia sono in alto, il collo teso...e tu puoi solo strabuzzare gli occhi...
Ancora a ricordarti che nessuno di protegge, che quello che ti sembrava premio è consolazione, e quello che oggi sembra tradimento è regola. Capisci che quel dubbio sottile sulla sincerità di chi ti conosce da anni ha vinto ancora, che l'aver dimostrato dedizione e talento non garantiscono rispetto e soprattutto che nessuno cambia, chi ti osteggia all'inizio lo farà sempre. LE RELAZIONI CONTANO PIU' DELLE AZIONI
Devo raccogliere le forze e reagire, o agire e andare in direzione opposta, affrontare non si può che non ho le armi giuste, abbozzare neanche che farlo per anni mi ha ammalato...vorrei qualcuno che mi prendesse per mano e mi portasse via in silenzio perchè questo non è il posto per me
QUI C'E' LEI che è più forte di me, lo sappiamo, furbizia e spregiudicatezza equivalgono a forza a volte, una RAGNA che tesse la sua tela lentamente, con pazienza e dedizione, tanto abile da illudermi che oggi sia amaca riposante e domani rete di salvataggio, ma è solo una schifosa ragnatela nella quale io cadrò perchè volo troppo in alto e volo di un volo irregolare, e sono ingombrante e distratta, istintiva e molto più intelligente di lei, tanto intelligente da non volerle riconoscere un ruolo così determinante nella mia carriera e direi, nella mia vita.
Sembra che oggi io abbia perso
Io sono fuori di testa? si sono fuori di testa!
Hai mica visto volare il mio teschio, Signore?
Perche' ho perso la testa
IO VOGLIO FARE FUOCO SU DI TE, FUOCO SU DI TE
A question of lust - Depeche Mode

La donna col ventaglio - Domenico Morelli
Sembro volare come un foulard o ondeggiare come mare
ma io lavoro dentro
resisto alle proiezioni ai sogni del passato ai condizionali
al pericolo che cela il sogno
DI
vestire ed investire il presente
coprire cose persone luoghi che mi circondano
affidarmi all'illusione di vedere ciò che agogno e non ciò che spontanemente mi si offre
saziarmi delle carezze di mani create dal mio desiderio - come autoerotismo
NO
è lavoro dosare il volere
è lavoro accettare di guidare per metà un gioco se si è in due
è lavoro soffiare su un viso e con il gomito portare via le espressioni le rughe ed i sorrisi dei quali lo veste la nostra memoria
è lavoro fare spazio a CHI SI SENTE a CHI CI SENTE
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e non a COSA SI SENTE
Sul muro di una scuola di Terni c'è una scritta con lo spray fatta decenni fa
IN QUESTO MONDO DE CONIJI.....C'E' SEMPRE QUARCHEDUNO CHE SVORDA
( in questo mondo di conigli...c'è sempre qualcuno che svolta)
A quest'ora di questo giorno con SATURNO CONTRO E VENERE PURE è ora di svoltare
Amo l'hip pop e l'R&B - anche la classica ma sento il ritmo nelle vene quindi ballando mi libero -
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Missy Elliott con l'autorevolezza di un regista tiene a freno e comanda un ritmo " cinetico" mentre Ciara vola come un uccellino sul naso di Fat Man Scoop, ippopotamo dall'orecchio mobilissimo e dall'ugola sporca e torbida come un acquitrino
"Lose Control" Missy Elliott
Non mi sento blasfema dicendo che alcuni rapper possono costituire dei modelli
Per fare due esempi femminili
Missy Elliott nasce a Virginia, inizia a cantare con un gruppo di amichette per la strada, nel '97 esce il primo LP e da allora ha vinto 5 Grammy, ha creato una Linea di abbigliamento con Adidas, è testimonial di alcune case di cosmetici.
Mary J Blige nasce nel Bronx, ha avuto un'infanzia segnata da violenza, droga e pornografia, esperienze delle quali reca ancora i segni, e si è riscattata grazie ad una voce che graffia e contiene tutta l'ansia di rivincita. Nel 2002 conosce l'amore, pubblica " No More Drama" e si sposa.
Credo ed ho sempre creduto che l'esemplarità sia nella grandezza della ripresa dopo la caduta e non nella verginità della condotta di chi ha avuto la possibilità di non cadere e sporcarsi mai
" E non andar più via" - LUCIO DALLA
LE MEZZE MISURE
NON CONTANO
Tanta azione e poca moder-azione
Con i piedi inchiodati e la testa lontana
Manco stessi inseguendo il Bianconiglio..
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1998: prima, amichevole conoscenza nella classe di Filosofia Contemporanea, LEI ha 25 anni, LUI 22 Bionda, procace, solare, sensibile ed irruenta LEI, occhi neri magnetici, fisico atletico, cervello smisurato, irrequietezza e classe da vendere LUI
2000 -2001: attaccamento folle, empatia, costruzione di un mondo parallelo vissuto solo da LUI e LEI, distacco dal resto. Libri, viaggi, musica, arte, natura, sorrisi e pianti, ripicche, dolore, gelosie atroci e disperazione.
2001: LEI fugge perché nel troppo amore c’era stato troppo male e perchè sa che questa storia non avrebbe mai futuro
2006: LUI e LEI si incontrano ad un evento; tremore alle gambe, mani sudate, lui affettuoso, occhio umido, mani a cercare il corpo di LEI, LEI orgogliosa, forte, con una dignità ritrovata, solo 10 minuti insieme.
2007: gLEI si lascia…e ricomincia da sola. Si trasferisce. Cerca su internet una casa in affitto in Toscana, scrive una mail , e il padrone di casa è LUI. Solo poche righe..LEI:” io sto bene, lavoro buono, nuova città, nuovi amici, mi ricostruisco, ma tu? Ti penso a volte” LUI “ io sono preso da un lavoro che amo poco, scrivo meno di un tempo e mi manca maledettamente il nostro mondo..te lo ricordi il NOSTRO mondo BOUCHE? Eh, te lo ricordi? Io vivo nel ricordo di quello che è stato e che niente e nessuno ha rinnovato” e LEI “ ma abbiamo perso? O era giusto mollare? Comunque quel mondo è nella memoria sempre ”
LUI le dedica una poesia …un pettirosso che parla del loro amore e del tempo della memoria che lo culla.
15 settembre 2007: Mail “Buon Compleanno ....da Bouche”
Se questo ha una morale è che l'oro nel tempo non si svaluta...e che l'oro va riconosciuto e conservato....
I know she told you,
Honey I know she told you that she loved you
Much more than I did,
But all I know is that she left you,
And you swear that you just don’t know why,
But you know, honey I’ll always,
I’ll always be around if you ever want me
Come on and cry, cry baby, cry baby, cry baby
Janis Joplin