"Andrò laggiù dove pieni di linfa, uomini e piante,
si struggono lungamente negli ardori dei climi;
portatemi là, forti trecce, siate la mia onda possente!
Mare d’ebano, tu contieni un sogno abbagliante
di vele e remi, di pennoni e fiamme"
ED OGGI
ADDIO ISOLA

Non c'è tempo per valutare considerare nè per sentire
Mi impacchetto in pochi giorni e faccio ritorno
nella città che mi ha accolto nell'aurora della giovinezza
e che oggi mi vede donna
Vi saranno i giorni del ricordo e quelli dell'attesa
Oggi stanchezza, tanta, stordimento, e necessaria operosità

È da ore che tento di infilarmi in dispensa, lì proprio fra i crackers e le nocciole sgusciate.
Mi prendo le misure sposto i piatti di plastica infilo un piede
E rigurgito due o tre vaffanculo per tutte le volte in cui i fatti smentiscono una fragilissima certezza
Non c’è abbastanza spazio ed allora prima mi spoglio, poi mi mangio i “ Buonicosì” della Buitoni affogandoli nel latte certa che eliminando quella scatola ci sarà spazio almeno per i polmoni
E maledico la mia capacità di penetrare a fondo che mi si ritorce come una condanna in occasionali inaspettate ritorsioni difensive
Ci sono tonnellate di tovaglioli rossi lì dentro, tracce di ospiti e di cene in terrazza, li lecco e come fossero francobolli tappezzo la finestra di una patina di carta morbida ovattata dietro la quale sopravvivere alla luce rossa di un sole che creo io
E sorrido sulle contorte logiche dell’Assenza e della Presenza e su capogiri che sconfiggono sciamani
Ho liberato lo spazio, mi sembra non vi siano difficoltà, metto un piede dentro, poi l’altro, trattengo il respiro ma non passo…non posso…
se mai
l'avessi creduto
.
so
che
non sono
davvero
IN DISPENSabile

Vida mía
1933
Música: Osvaldo Fresedo
Letra: Emilio Fresedo
Siempre igual es el camino
que ilumina y dora el sol...
Si parece que el destino
más lo alarga
para mi dolor.
Y este verde suelo,
donde crece el cardo,
lejos toca el cielo
cerca de mi amor...
Y de cuando en cuando un nido
para que lo envidie yo.
Sempre uguale è il cammino
che illumina e dora il sole...
E sembra che il destino
più lo allunga
per il mio dolore.
E questo verde suolo,
dove cresce il cardo,
lontano tocca il cielo
vicino al mio amore...
E ogni tanto un nido
affinché io lo invidi.
Vida mía, lejos más te quiero.
Vida mía, piensa en mi regreso,
Sé que el oro
no tendrá tus besos
Y es por eso que te quiero más.
Vida mía,
hasta apuro el aliento
acercando el momento
de acariciar felicidad.
Sos mi vida
y quisiera llevarte
a mi lado prendida
y así ahogar mi soledad.
Vita mia, lontano più ti amo.
Vita mia, pensa al mio ritorno,
So che guadagnare
non mi darà i tuoi baci.
Ed è per questo che ti amo di più.
Vita mia,
perfino purifico l'alito
avvicinando il momento
di accarezzare felicità.
Sei la mia vita
e vorrei portarti
attaccata al mio fianco
e così affogare la mia solitudine.
Ya parece que la huella
va perdiendo su color
y saliendo las estrellas
dan al cielo
todo su esplendor.
Y de poco a poco
luces que titilan
dan severo tono
mientras huye el sol.
De esas luces que yo veo
ella una la encendió.
Già sembra che la traccia
va perdendo il suo colore
e uscendo le stelle
danno al cielo
tutto il suo splendore.
E a poco a poco
luci che titillano
danno un tono severo
mentre fugge il sole.
Di queste luci che io vedo
lei ne accese una.
"Solo per me , solo per me
ho visto strade, ho visto guai,
solo per me, solo per me,
ho amato male e forse mai"

( Ortigia 2007)
( di quelle cose che non avresti mai pensato di scrivere)
Questa che mi vive non è la me che conosco
Ho obiettivi che si rigenerano continuamente e energie automoltiplicantesi e amori che si accavallano e ore insufficienti e valigie e borse sul tappeto. E giornate e notti cinetiche ed un lavoro impegnativo e responsabilità sottovalutate.
Ma questi sono giorni diversi
Inspiegabilmente non cerco né attendo né ambisco ad incontri od amori e solo in timidi momenti la memoria della felicità passata bussa e si alternano brevissime lacrime di tenerezza e fallimento.
Mi sento vivere senza buttare lo sguardo ed il cuore oltre l’ostacolo, con la vista corta ed una serena solitudine - quando presente - voluta: l’amore degli amici che mi scuote e mi commuove ed il pensiero di casa che monta la voglia di un ritorno che si prende il suo tempo.
La mia non è chiusura, chè se qualcosa di importante dovesse bussare alla porta la troverebbe aperta, è disponibilità ad accogliere e non a cercare affannosamente, ed in questo tempo recuperato lascio che passioni e riposo e svago si incastrino serenamente come mai fino ad oggi.
In questo stato di corpo e d’animo in cui non chiedo e godo di quel che mi offre il momento ci sarebbe da chiedersi se io stia riposando su una brandina nell’accampamento in attesa di una nuova battaglia o se abbia spostato l’orologio indietro…o abbia messo dei tappi di cera per non sentire la tromba annunciare la guerra…o abbia deciso di mandare altri preparando la cena nell’attesa del ritorno.
Tant’è

All'Addaura
......bisogno di leggerezza.....
PRESENTE E PASS - ATO

Emme ha 25 anni, sulle spalle una laurea fresca ed un casco di riccioli biondi vera ossessione per quel collo incandescente, due occhi verdi troppo diretti che si nascondono spesso e quel dentino storto da bambina, luglio, Urbino, cittadella universitaria; il noto mostro di cemento si spalma sulla dorsale della collina fuori città, un immenso scarafaggio con zampette di scale regolari.
Emme alloggia in un rettangolo di vetro e alcantara, 10 mq di spirito di sopravvivenza davanti alla mensa.
Una settimana di stage in Semiotica, diversa troppo diversa dai compagni di corso fluttuanti in universi paralleli, che si aggirano per le aule abbandonate dai padroni di casa con pensieri altrove, con abiti di lino grigio topo e cravatte a pois, con quella vecchiezza incombente sul profilo dei loro trent'anni. Dopo giornate di cuffiette, traduzioni, lectio confronti, scontri fra ala progressista e reazionaria ognuno torna nella propria cella, Emme si arrampica con un prendisole di cotone pastello ed i sandali di cuoio leggeri, una borsa di raffia marrone ed il libro di turno per le vie tanto simili a quelle del proprio paese che sanno di medioevo, aperitivo, cena, non c’è traccia dei compagni. Ogni sera un angolo da fotografrare, un parco da occupare, una piada da assaggiare. Al mattino Emme salta un’inutile lezione su Sema e Significato e corre al Palazzo Ducale…poi un’insalata in mensa e una breve lettura sulla panchina di cemento armato nel cortile..
Lì due cani, due dobermann con coda e orecchie lunghe, un padrone ugualmente ruspante, alto, moro, di una magrezza sana e sportiva, pochi etti di vestiti addosso i soliti jeans strappati la solita magliettina girocollo, ed è subito un riconoscersi, ed è subito mettere in salvo Emme dalla sua cella di cemento e dallo stage che la porta lontano da sé.
Un'ora e quei sandali di cuoio leggeri calpestano un fazzoletto di collina che guarda Urbino dall’alto incorniciando una villetta di proprietà di cani gatti e tre pugliesi.
Un tè freddo nel giardino, un libro su Lucera, una cena leggera consumata fra dita che tamburellano nervose e sguardi affamati poi la fuga di Emme che non sa cosa sia un cameo, che non sa dare un senso a quella inaspettata dolcezza.
Poche ore separano quella giornata dalla fine dello stage, al tramonto Emme carica l’auto, saluta i compagni e raccoglie dal tergicristalli un pass per un campionato di volley..c’è scritto da Luca per te ..è suo.
Corri Emme corri per la mensa, la sala lettura, scivola lungo le gradinate, chiama Luca, stringi il pass in mano … corri ancora…nulla… è finito il fiato ed il tempo. E’ ora di partire, Firenze ti aspetta.
Foglio, penna, nastro rosso e una piccola deviazione per quella villetta fuori dal tempo, una poesia dondola appesa al cancello verde… da Emme per te.... lo specchietto retrovisore inquadra la diapositiva del foglio che fruscia d'incanto con l'abbaiare famigliare dei cani ed il nastro rosso si contorce
come questo pass che ritrovo oggi in un diario e che faccio avvoltolare appeso al mio indice insieme al mio desiderio rimpianto
Todo amor es fantasia;
él inventa el año el dia,
la hora y su melodia;
inventa el amante y, mas,
la amada. No prueba nada,
contra el amor, que la amada
no haya existido jamas.
Ogni amore è fantasia.
Inventa per sé l'anno, il giorno e l'ora.
E la sua melodia.
Inventa l'amante e, soprattutto, l'amata.
Non prova niente, contro l'amore,
che l'amata non sia esistita mai.

Chiappe D' Ebano è chiaramente a sinistra, maglia verde
Io chiaramente quella accanto a lui

Chiappe D'Ebano - Salvo - Alessio
peccato non poterli vedere ballare, hanno l'anca rovente
( la pelliccia è stata presa in prestito dalla Sceicca della Baciata)

E' finita nel Caciocavallo
e non sarebbe potuta andare diversamente

“at laaaaast……”
La voce calda e disperatamente intensa di Ella pervade questa sala buia sorretta da colonne grasse e superbe….il tempo sembra essersi fermato in questo seminterrato stile vecchio west, il dj sembra essere sceso da un poster anni ’80, la sua voce impostata risuona dalle grandi casse ai 4 cantoni. La barwoman ha grandi occhi incorniciati da troppo kajal, un top nel quale incastra un corpo guizzante nervi e muscoli e qualche protesi, unghie lunghe e laccate come lame, con le quali trafigge tovaglioli e spicchi di limone e cinge cannucce blu masticando il chewingum a ritmo di salsa.
Io sono in piedi ai bordi della pista, il pomello tondo del corrimano in legno frena la mia schiena,sono ad un metro dal mio gruppo, tanto vicino da essere con loro, abbastanza lontana da considerarmi da sola, un gruppo di persone delle quali conosco a malapena il profilo ed il timbro che mi fanno tante feste…mai accettare tante feste dagli sconosciuti mi ripeto.. un gruppo che questa sera sembra in continua gemmazione eterogeneo per età, status sociale, cultura, tenuto insieme dalla passione per quel ballo che ti apre il cuore e ti scuote le membra , ci sono principianti lì in mezzo, gente brava e qualche campione.
I salseri doc si conoscono tutti, si accoppiano, si sposano, fanno figli, sorridono tanto, mostrano i denti in un incontro corpo a corpo nota a nota e sudano sudano coprendo piastrelle squadrate con fare sicuro, con braccia tese e passo cinetico, al loro braccio penzola una sensualità femminile di ritorno, che guidano con ostentata violenta sicurezza.
Entro con rumorosa solare timidezza in un universo che vorrei mi riconoscesse come sua minima parte, con religioso rispetto per l’amore che dà vita ad un circuito di consolidata comunione, ogni serata è come una preghiera, come la tappa di un processione.
Non si parla generalmente e se si parla poco importa, si aspetta un invito cortese, generalmente espresso da una mano tesa in antica maniera, alla quale rispondere sempre silenziosamente tendendo la propria e seguendo il cavaliere in pista, qualche volteggio e poi un bacio, si ammirano le rare esibizioni dei maestri, corteggiatissimi.
Ho ballato, ho sorriso, percepisco la confidenza che cresce con i compagni come percepisco dal loro cercarmi, accerchiarmi, ascoltarmi, il mio ruolo nel gruppo farsi centrale. Mi muovo per la pista con crescente disinvoltura, le spalle si mostrano senza vergogna, la fronte si alza. Il mio essere straniera e diversa agevola la memoria altrui, io ricordo meno di quanto sia ricordata.
“at laaaaast…”
Dicevo….terminano le danze, il ciclone caraibico ha spazzato via pudori, energie, inibizioni e spossato glutei e quadricipiti, il dj digrada verso una conclusione pre-morfetica
…. e parte Ella…
Tu mi guardi dal bordo pista, gocce di sudore accarezzano le tue labbra carnose, hai degli occhi luminosi a parlare della tua serenità…sei sfacciatamente diretto e mi sbatti addosso quello sguardo bambino che sa di non dover chiedere scusa tanto è sincero. Mi hai fatto ballare, una sola volta, sei poco più di un nome per me, io per te poco più di un desiderio da scartare; mi hai condotta con maestria ed io ho volteggiato con malcelato imbarazzo inadeguata ma fiduciosa…ma…
Ci sono balli che vanno meritati e canzoni che vanno rispettate non per un valore intrinseco ma per la grandezza di un quadro che si deve ad una cornice preziosa.
Io sento profondamente questa canzone, mi vedo in cucina appesa alle spalle dell’amore che era e di un amore che sarà in una sottoveste casalinga che è abito da sera e da sposa insieme e mi vedo a chiudere gli occhi urtando con il fianco il lavello e il pomello della sedia carezzando lieve il suo collo caldo….e tu ti avvicini e mi inviti maledettamente solare e maledettamente superficiale, io dapprima abbasso lo sguardo e mi chiudo nelle spalle ma non potendo evitare la tua carica affronto i tuoi occhi e li faccio affondare nei miei, nelle mie suggestioni e nella mia intimità…non c’è bisogno che io parli, affido a loro una risposta rispettosa non verso te, maldestro bambino giocherellone, ma verso quello che questa traccia ruba alla mia memoria e consegna al mio futuro, imponendomi - con la sua struggente profondità - un attimo perfetto.

Ventiquattromilapensierialsecondofluisconoinarrestabili
Alimentando voglie e necessità
Voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m'aspetta
Da piccola giocavo con i bottoni. La figlia unica nel momento del gioco aguzza l'ingegno e si propone nel doppio ruolo della commessa e dell'acquirente, sceglie i colori, la forma, contratta, incarta, fa il prezzo, scrive lo scontrino...ma il bello del gioco è nel piacere visivo e tattile a contatto con pezzi pregiati da distinguere con la giusta dose di misericordia e di spietatezza, dai pezzi poveri da scartare.
In questi giorni sono posta di fronte ai bottoni, alla scelta fra i bottoni, anzi è la scelta che si impadronisce di me, e sono gli stessi bottoni che scelgono di cadere dal tavolo o di restare fra le mie mani per essere ammirati, girati e rigirati e lucidati dai miei polpastrelli prima di essere destinati ad una fine gloriosa: reincarnarsi in spilla ed essere appuntati sul cuore, ma attenta, potrei pungermi allora no, forse essere i protagonisti di una collana originale, ma attenta a non farla troppo stretta.
I bottoni che non meritano rimangono sul tavolo a pancia in sotto come si vergognassero della loro pochezza, e mi chiedo se volendo riuscirebbero a risplendere per altre giocatrici. Sono così volontariamente esclusi e lontani dalla mia considerazione da farmi pensare che celino una luce ed una grandezza della quale non sono degna.
I bottoni che sembrano meritare cadono dopo qualche secondo dalle mani per la mia goffaggine e gli spigoli rimbalzano scomposti sul tavolo di fòrmica, la superficie è troppo scivolosa, hanno solo due buchi e non riuscirei a cucirmeli addosso senza temere che cadano. Rimango a guardare chiedendomi se la caduta avvenga per volontà loro o mia.
I bottoni di cui mi innamoro sono i più pesanti, i più appariscenti, quelli che si fissano difficilmente, una collana peserebbe, una spilla si rovinerebbe, dovrei stare attenta a non farmeli rubare, sempre con la mano nervosa sulla superficie smaltata a farli splendere temendo il loro attraente abbacinante pulsare.
Sono davanti alla scatola, non ne tengo nessuno fra le mani ma li allineo sul tavolo evitando inutili comparazioni, chè materiali diversi non possono fondersi, neanche nel giudizio, scarto a malincuore il povero, tengo il buono sapendo che mi scivolerà dalle mani prima o poi con un guizzo soprendente e deludente al tempo stesso, come il volo di un angelo cieco, e attendo che dal fondo della sfera di vetro che li contiene il brillante mi accechi.
E prego, spero, di non lasciarmi scivolare dalle mani del mio bottone pregiato temendo la sua luce, ma di farmi scaldare dai suoi polpastrelli sicura della sua presa

*
Siamo di compleanno
Abbiamo varcato la soglia dei trentaquattro
Ci sono anni che passano leggeri come un soffio
altri che si inchiodano puntando le zampe come cani impauriti
Quello fra i 33 ed i 34 è stato un anno cocciuto e determinato, dal passo pesante, un anno ribelle e rivoluzionario
cambio lavoro
cambio città
cambio casa
cambia la situazione sentimentale
cambia la situazione famigliare
cambio automobile
inizio a seguire un corso di danza
apro un blog
Voi siete un regalo inatteso:
da chi conosco solo attraverso qualche commento pubblico, a chi si fa conoscere attraverso parole private, da chi mi è vicino seppure nel silenzio e nella distanza a chi mi incuriosisce, da chi mi vuole bene ricambiato a chi “non possiamo conoscerci meglio ma sarebbe perfetto” dai cervelli affini che sembrano parlarmi nonostante le bocche tacciano a chi incontrerò presto o tardi
va un ringraziamento speciale
*
per una volta questa bocca rossa dovrebbe degnarsi
di scendere dall’avatar
per darvi un bacio sostanzioso
*