


( casa )
Solo il silenzio di fronte al baratro che si squarcia alle parole assertive di Vinicio
“Forse sarebbe ora di tornarsene a casa”
Suggerimento, buon senso, preghiera, dovere
L’anima migrante malata di melanconia è sfilacciata
la mente intenta con mani piccole a scogliere i grovigli rimbomba cantilene ed improvvisa balletti per non pensare
Gli occhi scoppiano in risate diversive che si mischieranno domani a risate sincere
La melanconia che è nostalgia di ciò che non si è mai vissuto
lievita malesseri e desideri di presenza
e non si tratta di zampe di gallina è questa mia vita oggi
Stanco e perduto
ma ero allegro quando me ne andai di casa
e certe stelle splendevan forti
a far luci e ombre
sul mio cammino
perso e solitario
non riesco a ricordare
le tristi notti degli occhi
e le corse dietro alla luna
fuggite via
E le colline sembravan fantasmi neri
su un fondo blu
e le strade piu' misteriose d'adesso
facevan largo
alla nostra euforia
la notte passava in fretta
e non sarebbe piu' tornata
fuggita via
anche lei
E proprio l'altro giorno un vecchio amico
mi dice corri a casa
tutto e' cambiato
tua sorella aspetta un figlio
e tuo padre
ha bisogno di te
subito a casa
E io che posso fare
stanco e perso su una strada
questioni di sfratto
faccende di soldi
ma non importa
prendero' il primo treno
e verro' la'
E ora questa storia sembra un vecchio ritornello
una serenata
fatta a una luna traditrice
e mi trovo tutto solo qui a cantarla
tutti gli altri sono scappati via
poesie, folletti, pazzi
amori persi e diventati
nostalgia

All'Addaura
......bisogno di leggerezza.....
piegata per intere giornate nottate con i piedi nel fango
e le mani immerse nell'acqua
a togliere le erbacce infestanti che strangolavano l'ngenua tenerezza del riso...
rinascerà un riso lucente di madreperla
[se sei un ladro di riso e mi vedi ballare non fermarti]
[ non ruberò riso per te, per poi morire di rimorsi]
[ non morirò per te]

Quando saremo giunte a casa mia
'na letterina ti devo mandar.
Ti racconterò del viaggio mio passato
che doloroso fu stato per me,
che doloroso, poi anche dispiacente
quel di dovere lasciare il mio ben.
Partirò, farò partenza,
lascerò quegli occhi belli
che son stati sempre quelli
che m'hai fatto innamorar;
che m'hai fatto innamorare,
che m'hai fatto pianger forte,
sì l'è sta il mio primo amore
che m'hai fatto innamorar.
Partirò, col cuor sospirerò
ma io per te, ma io per te;
ma io per te morire no no no.
Parto de la risaia con la ferita al cuore,
parto de la risaia con la ferita al cuore,
parto de la risaia con la ferita al cuore
( canto delle Mondine venete)
??cosa rimane di tanto amore ??
pochi tratti gli odori due parole dei fotogrammi lettere ricette_ orme senza gesso in negativo_tracce risuonate di arie perse_ cocci e colla di solitudine salvifica e necessaria_
Io che vado via_ Io che torno ma poi alla fine vado via_ Io che RESTO via_ Io che è tardi e devo andare_Io che domani devo dormire_ Io che ricci che tornano e si voltano di spalle_
L'INCOMBENZA DI QUANDO PENSO A TE
[ E LA CAPACITA' DI FARSI SOPRAFFARE DA QUESTE PAROLE ]
È rimasta la notte.
Il vino storto.
Le birre forti.
Quando penso a te dico l’errore
ho l’ansia qua che non se ne va e non se ne viene.
Quando penso a te
non riesco a scrivere una poesia che ti dica
e mi pare che ogni cosa sia troppo letteraria per saperti,
per farti un ritratto.
È rimasta a /Firenze/
tre giorni a settimana,
a volte quattro.
Fare la borsa,
dimenticare il dentifricio,
dimenticare quel libro di un altro Dino,
quel libro del pazzo che ti somiglia,
che non sei tu,
dimenticare il nome che non dico mai a bassa voce,
il nome che ti fa danno e follia,
il nome che ti fa mio.
Ogni cosa se ne va e se ne viene nella bocca, nella testa,
e mi pare che tutto quello che oggi,
mi pare che tutto quello che oggi ho,
mi pare che non vale niente,
che non mi resto
e non mi manco.
Pare che quando penso a te c’è vento
e ho freddo,
poi ho caldo,
poi ho freddo,
poi chiudo una finestra
e leggo due righe di Proust.
Quando penso a te dico che stai a fare chissà che,
che stai a fare niente su una porta, in macchina,
dentro a un pezzo del mondo che ci vuole così,
in due posti diversi.
Quando penso a te
rimane
solo la notte,
che non mi vuole dormito,
non mi scende nel sonno.
Se la notte io questa me lo permetto,
di pensare a te dico,
allora io mi penso come a te
che vieni con i capelli ricci,
mi baci e resti via.
Mi baci e mi perdoni tutto il tempo che sono stato lontano,
le ore che ho sottratto alle nostre spalle.
Ma credimi,
è stato per decidermi,
è stato per mangiarmi ogni saluto
fatto con la mano sinistra
la mano sbagliata.
Credimi, è stato per poco,
non sono stato via così tanto,
non sono stato via, vero?
Ora però si è fatto tardi,
e me ne devo andare.
Ho tanto cose da fare domani,
devo dormire.. dormire..
Ed è restata la notte,
il wisky,
una bottiglia di vino vuota,
la spazzatura da buttare,
due pacchetti di marlboro sul tavolo,
un paio di calzini umidi,
e il dizionario di retorica,
tre bollette del condominio arretrate,
un pò d’erba che non basta a farsi una canna,
l’ultimo disco di Morgan macchiato di caffè,
sono restate tutte queste cose
e io, quando penso a te,
penso che si è fatto tardi,
e me ne devo andare.
(Luigi Romolo Carrino)