

Non aggiorno dal mio trasferimento, sono nella camera dell'hotel nel quale alloggio per il momento, in TV c'è Angelica, il mio film preferito, devo averlo già scritto, colonna sonora e occhi di lei indimenticabili.
4 giorni per impacchiettarmi e cambiare vita, non dico tornare alla precedente, chè questa è davvero una vita nuova con un lavoro diverso in una condizione diversa in una città ogni volta diversa.
Lacrime tante prima di partire, di stanchezza nelle notti dell'imballaggio e di commozione e dolore al porto, nel momento del saluto.
Sono tornata , per la seconda volta sono tornata a Firenze, per la seconda sono tornata verso qualcosa che avevo rifiutato, luoghi del corpo, del cuore e della memoria.
Possiamo essere squallidi o poetici e temo, sussurro credo, che non potremo che finiremo nel peggiore dei modi, senza un inizio, come il giocatore che rinuncia affaticato a spiegare regole che lui solo conosce...e finisce così, con un triste solitario.
Non so come esprimere la volontà di costruire, ma c'è, come la voglia di fare di un nido la mia casa di mattoni, e c'è, ci dovrà essere la forza di fuggire da strade sbagliate e correre verso la luce.
Dance me to the end of love - M. Peyroux
SCHEGGE UMBRE IN UNA NOTTE PALERMITANA
"se vuoi essere accanto a qualcuno che ami
non ci sei forse già?"
C'ERAVATE ANCHE VOI
Meticolosa preparazione...ma chi è Lucullio?

"Ma vale poi la pena de soffrì lontano da 'na tavola e 'na sedia
pensanno che se deve da morì? Nun è pe' fà er fanatico romano;
però de fronte a 'sto campà d'inedia, mejo morì co' la forchetta in mano!"
...i due "Neri d' Avola" 
"Timeo Danaos et dona ferentis"...Silvia ha rotto le molle del divano

"Insomma, la magnata e la dormita, massimamente in una certa età,
so' l'uniche du' gioje de la vita. La sola differenza è questa qui:
che pure si ciài sonno pòi magnà, ma si ciài fame mica pòi dormì"
Un weekend che profuma di:
Infiniti sorrisi alcuni dei quali sono eredi di quelli che alcuni di voi mi hanno strappato e per i quali ringrazio e ringrazierò
Cena umbra che si consumerà sabato sera, dove vorrei che ogni commensale possa sentirsi come un re in casa propria
Passi caotici e slegati, trenini e pseudorumbe, pseudotanghi con una compagnia di adulti bambini e professionisti che ancora suonano i campanelli e scappano...tutti Peter Pan e Campanelline
Mare e sabbia, anche solo per un'ora, anche solo per un pensiero rivolto a non so ancora chi
Lenzuola nuove e fresche e sonni senza orario, scansando libri e cd con i piedi
Sonno Gigante Sonno Elefante
Grazie D. per foto
Chiamate agli amori di casa con voce positiva e squillante, che fa bene a me ed a loro
Acquisto di un trucco almeno, qualcosa per la casa anche piccola piccola, colorata e morbida, colazione regale da Spinnato sabato mattina con la mia amica milanese, insomma profumo di una me a cui voler bene
Natura

"Se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso"
De Andrè - 1981 -
Ho sognato, sull'onda emotiva di questa canzone,ultimo ascolto della notte, di essere morta, salita su - non sono sicura fosse il Paradiso, ma di certo ero in alto - al cospetto di un'entità...la quale osservandomi mi chiede dove avessi lasciato le parti del corpo, giacchè io ero solo anima. Allora mi sporgo ed in perfetto dialetto, guardo guardo e dico " ma io non vedo gnente! non me lo ricordo dove ho lasciato l'involucro"
Sorrido ancora, specie per la morbidezza della nuvola sulla quale ero appoggiata come fosse una ringhiera, guardando in giù un pò preoccupata. Allora immaginando di poter lasciare parti di me durante il passaggio...
IO HO LASCIATO
Le gambe: una sui campi da tennis durante gli anni di allenamento sotto il sole, una sui monti che sfidavo con lo zaino in spalla e la divisa scout, con tutti i miei limiti e tanta voglia di arrivare in cima
I denti: alla bambina che ero a 13 anni, visto che ancora ho i denti da latte, idem per mani e piedi da bambina
La pancia: sotto la testa di chi vi ha dormito e dormirà beato
I sorrisi: a parlare con i sorrisi dei miei amici, l'uno l'eco dell'altro
Le mani: sulle carezze che ho imparato a fare troppo tardi, autoeducandomi alla tenerezza
Il cuore: di nuovo intatto, per ora lo porto con me
La voce: nelle migliaia di canzoni che ho cantato, specie in quelle più spontanee dedicate alle persone che ho amato
ED I VOSTRI BRANDELLI?
.
ESSERE FIGLI UNICI SIGNIFICA ANCHE INGEGNARSI
ED ESSERE "RIFLESSIVI"
IO MI NINNONANNO OGGI COME UN TEMPO
...STASERA VOGLIO PROVARE......
Nella mente "Spazio" di Alda Merini
qui nella colonna di sx
Domani torna quella che:
- Non la facciamo incazzare, che se s'incazza lei è la fine
- La pausa pranzo è fatta per lavorare in pace
- E' un uomo per la verità, mascherato per bene da donna
- Massì facciamola parlare con quel tizio inconvincibile/invincibile, tanto c' ha le palle
- Lei si rialza sempre.... ce ne fossero....
Ancora per questa notte, per poche ore, c'è quella che:
- Chissà di chi profumano le lenzuola che prima parlavano di me
- Le amiche parlavano di sogni, io non riesco ancora a distinguerli dal vero..
- Abbasso lo sguardo perchè si possa nascondere sicura la bambina che mi vive
- Questa sera è fresco, avrei dovuto indossare due spalle avvolgenti e protettive ed avrei avuto bisogno di una mano ferma che mi aiutasse ad attraversare......la strada
- Ce la farò a sopportare il peso....
Grazie BadZ per la canzone dell'AutoNINNANANNA
MEG - SENZA PAURA <MA ANCHE> ERA GIA' TUTTO PREVISTO

IL BALCONE della mia casa questa sera suona....le lenzuola stese ad asciugare, lo scirocco che s'insinua nelle pieghe delle tende pastello, il mio vestito pervinca che dondola agile, i capelli appena lavati che odorano di pesca e intessono trame dispettose ed insopportabili per le mie ciglia
SIAMO IO E RINO il mandarino cinese, grande confidente, prematuramente scomparso a causa del grande caldo, in seguito a depressione per solitudine e stenti....anche Rino odia il silenzio....
NON HO CENATO, la cena è una parola che mi sa di amore e accuratezza, si vedranno i risultati di tanta superba e sorvolata solitudine
DOPO 5 MESI sto bene, lo sussurro quasi, ma i segni sono evidenti, sono più serena, più bella, felicemente caotica, innocentemente femminile, è tornata la creatività, la parola, lo spirito, le risate...
NUOVI ASSETTI , nuove strategie, accadimenti non previsti PERO' mi fanno affacciare da questo balcone ancora una volta con una ipotesi......quella di PARTIRE, RIPARTIRE, RICOMINCIARE AD ANDARE
NON DIPENDE DA ME stavolta, non ho in mano la palla, DOVREI mi dicono, INIZIARE A PENSARE DI.....
O QUI O ROMA! O ALTROVE.....verso un altrove lontano che vorrei fosse fatto di mare e cielo estenuanti ma infiniti....da attraversare di corsa con chi vuole correre accanto a me per mano...
NON POSSO PENSARE ad altro che a questi due luoghi similmente famigliari, due puttane con le quali si è innatamente senza veli, e che si dischiudono senza pudore, QUI O ROMA, gli affetti sempre con me, dentro e accanto, le cose e gli oggetti non hanno mai contato, il bagaglio è leggero...
QUESTA VOLTA NON FUGGIRO'...non e' necessario FUGGIRE e questo è tanto, semmai correre incontro a .....o tornare verso.....
PER ORA godiamoci questa serata di inizio settembre che solletica e promette piccoli doni al mio cuore amaranto

La mia oscurita’ è piena di luce oggi , metto a stendere al vento le mie vesti leggere...leggere mai rileggere versi ispirati da Vespri antichi sugli stessi mattoni,
per gli stessi Ricordi…
Non di voce s’alimentano i miei sensi,
non di volti si nutre il mio pensiero,
ma di punti, di tratti impercettibili che non riesco a fermare ma non serve, che’ mi riconoscono ogni volta..io sono loro…
Gia’, sono loro in bocca a questo mattino pomeridiano delirante e folle…e sempre sorriso dal mio desiderio pieno
e dai miei sorrisi che fanno luce quando Palermo annotta…
Questo presente non ha tempo per il futuro..il futuro..speranza in una bocca timorosa e incerta,
come i pensieri di un vecchio seduti sulla panchina del “ quanto vivro’ ”
…io vivo…oggi… sono una bambina che gioca
con le perline colorate del suo bracciale …
del bracciale più bello di tutti…
..
..
PAPPAPPERO!!
Com'è profondo il mare..
Breve aggiornamento 1: MI SENTO FELICE OGGI E SONO ANCHE CONSAPEVOLE DELLE RAMIFICAZIONI IRONICHE DELLA MIA FELICITA' E .... MI E' RIMASTA UNA PIUMA SULLA LINGUA, CHE VORRA' DIRE?

Breve aggiornamento 2: ho avuto 5 turni di visite, dal 26 luglio ad oggi…cugina, amiche, zii, in ultimo i miei…ho capito che mamma deve avere un bel fegato per sopportare papà, papà un bel fegato per sopportare mamma ed a me serve un trapianto per sopportare entrambi perché uno non basta. Ho anche avuto conferma della mia infinita capacità di adattamento alla vita degli altri, oltre che a condizioni disagiate.
Torno alla verginità; forse le ultime tracce di un “TE” che sembrava imperituro sono state lavate via da questo mare inquieto, dagli abissi che ti chiamano mentre su uno scoglio inospitale in un lembo di terra selvaggia ti chiedi se quello sia il tuo posto..se la natura ti riconosca ancora come parte di sé...tu vuoi profondamente questa empatia, sei un animale ed hai coscienza di esserlo.
Sento la mia pelle e la mia carne libera, di nuovo pura, non una carezza mi riporterà a gesti usati, non una parola mi sembrerà nota, nessuna ombra ma luce e oscurità nuove.
Sarò la musa di un puntinista, ferma, immobile finchè ogni angolo di me venga catturato da un pennello raffinato ed ogni punto ricongiunto a definire un ritratto , non più sbranare né essere sbranata, ma attendere che anche quel neo venga scoperto, che quel frammento di pelle nella piega di un seno regale venga baciato, essere tracciata con delicatezza e pudore prima, il pudore di chi teme che il colore sia la negazione del bianco…poi affondata, sporcata, violata, e così attraversare attesa, tensione, dolore, piacere, abbandono, riconoscenza, riposo…
Ed essere lì con il cuore di chi sente il proprio battito nel battito dell’altro, un cuore di creta, poroso, pronto a sentirsi vivo solo perché amante, ed a sentirsi cuore solo perché spaccato, aperto, grondante…
Senza nulla dimostrare né fini da raggiungere, con la curiosità e la dedizione di chi è vergine di nuovo, sfacciatamente pura di fronte a te che sai innatamente come incidermi, con la precisione, la dedizione malata ma fedele ad un disegno, di una VENDETTA, la vendetta per questo mio bianco che ti acceca e ti spaventa.
Dammi un aggancio
Una trama qualunque e ti faccio vedere.
Mille sorrisi e tutti diversi
E tu scegline uno.
Ti potra’ servire
Spaccami il cuore Ti potrà servire...
( Paolo Conte x Mia Martini)

Quando canto creo un sentiero profumato,
alto, intimo e ombroso
Per il quale passa timida e profonda l’anima con piede incerto
E modulo, profondendo in note, ignoti pensieri ad orecchie vergini
con occhi chiusi stretti e caparbi
Come un artigiano mette la sua essenza nel manufatto il mio spirito si avvolge di una nota ed io sono tutta lì….a cantare quanto non riesco a dire…da una vita… che vivo per il gusto di cantare
Le mie parole sono andate a dormire
sorprese da un dolore profondo che non mi riesce di spiegare,
fanno come gli pare, si perdono al buio per poi ritornare;
Le parole che ho detto e chissà quante ancora devono venire
strette tra i denti, risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate,
spade fendenti,
al buio sospirate,
perdonate, da un palmo soffiate.

Al centro di una danza convulsa di incontri, l’inchino del primo sguardo, il piede veloce sulle affinità elettive, lento sui pavimenti scivolosi di spiriti lontani, immobile di fronte alla complessità di piroette che mi indurrebbero in errore, un giro veloce con chi mi accompagna da sempre, un valzer sognato con chi è lontano ed è sempre lì, al centro della pista, valzer sognato tanto intensamente da essere più vero dei passi ballati ieri, e nuove mani, nuove spalle, nuovi piedi, io volteggio trasognata e consapevole, mi abbandono, mantengo la posizione, mi lascio scivolare in un casquet, decido di guidare
UNA MAESTRA DI CERIMONIE
Ci vuole talento – memoria – incoscienza – gioia – perspicacia
“C’è stato un attimo che tu
mi sei sembrato niente,
è stato quando la tua mano
mi ha lasciato solo e inesistente,
hai volteggiato e sei tornata qui,
l’orchestra è andata avanti
e, poi, nessuno ha visto… vieni…
E abbiam ripreso a masticare
questa vecchia rumba,
ci siam sorrisi e salutati
e siam rimasti in pista,
e ci è sembrata sempre grande
questa nostra danza mezza dolce e mezza amara
e siam rimasti in gara…
Dancing…
I ballerini che lo fanno
un pò per professione,
un pò per vera vocazione
han passo di ossessione
e sanno bene che l’azzardo
è lieve come il leopardo
e san che tutte le figure
han mille sfumature…
Se nel mio passo hai avvertito
un’inquietudine e un grande inchino,
ero vicino a una città lontana
tutta di madreperla, argento,
vento, ferro, fuoco
e non trovavo qui nessuno
per parlarne un poco…
Dancing…
Sì, sono sempre più distratto
e anche più solo e finto
e l’inquietudine e gli inchini
fan di me un orango
che si muove con la grazia
di chi non è convinto
che la rumba sia soltanto
un’allegria del tango…
Dancing…
Paolo Conte