




Sibilla Aleramo

Sincerità!
Ma se io mi metto le mani nei capelli e serro gli occhi respingendo le lacrime
e mentre tutta la mia passione mi urla di gettarmi a terra e dimenarmi come una dannata
Mi alzo invece, mi protendo nella notte verso la serena luce lunare
e riapro gli occhi sul fiume, e ritorno presso la lampada
E mi costringo all'attenzione per un lavoro aspro e freddo
Sono sincera?
Che cosa tradisco
A cosa ubbidisco?
da Orsa Minore [ 1912 ]

Non aggiorno dal mio trasferimento, sono nella camera dell'hotel nel quale alloggio per il momento, in TV c'è Angelica, il mio film preferito, devo averlo già scritto, colonna sonora e occhi di lei indimenticabili.
4 giorni per impacchiettarmi e cambiare vita, non dico tornare alla precedente, chè questa è davvero una vita nuova con un lavoro diverso in una condizione diversa in una città ogni volta diversa.
Lacrime tante prima di partire, di stanchezza nelle notti dell'imballaggio e di commozione e dolore al porto, nel momento del saluto.
Sono tornata , per la seconda volta sono tornata a Firenze, per la seconda sono tornata verso qualcosa che avevo rifiutato, luoghi del corpo, del cuore e della memoria.
Possiamo essere squallidi o poetici e temo, sussurro credo, che non potremo che finiremo nel peggiore dei modi, senza un inizio, come il giocatore che rinuncia affaticato a spiegare regole che lui solo conosce...e finisce così, con un triste solitario.
Non so come esprimere la volontà di costruire, ma c'è, come la voglia di fare di un nido la mia casa di mattoni, e c'è, ci dovrà essere la forza di fuggire da strade sbagliate e correre verso la luce.
Nell'attesa di avere conferma dell'equilibrio del blog
almeno strutturale...
nella colonna sinistra ho sistemato una tracklist
"Verso Sera"
che spero farà da cornice al vostro week end
Il mio mi vede in questo luogo
sulle Madonie

per uno stage di Salsa Cubana con Chiappe d'Ebano
ehhhh...del resto la vita è tanto amara

“at laaaaast……”
La voce calda e disperatamente intensa di Ella pervade questa sala buia sorretta da colonne grasse e superbe….il tempo sembra essersi fermato in questo seminterrato stile vecchio west, il dj sembra essere sceso da un poster anni ’80, la sua voce impostata risuona dalle grandi casse ai 4 cantoni. La barwoman ha grandi occhi incorniciati da troppo kajal, un top nel quale incastra un corpo guizzante nervi e muscoli e qualche protesi, unghie lunghe e laccate come lame, con le quali trafigge tovaglioli e spicchi di limone e cinge cannucce blu masticando il chewingum a ritmo di salsa.
Io sono in piedi ai bordi della pista, il pomello tondo del corrimano in legno frena la mia schiena,sono ad un metro dal mio gruppo, tanto vicino da essere con loro, abbastanza lontana da considerarmi da sola, un gruppo di persone delle quali conosco a malapena il profilo ed il timbro che mi fanno tante feste…mai accettare tante feste dagli sconosciuti mi ripeto.. un gruppo che questa sera sembra in continua gemmazione eterogeneo per età, status sociale, cultura, tenuto insieme dalla passione per quel ballo che ti apre il cuore e ti scuote le membra , ci sono principianti lì in mezzo, gente brava e qualche campione.
I salseri doc si conoscono tutti, si accoppiano, si sposano, fanno figli, sorridono tanto, mostrano i denti in un incontro corpo a corpo nota a nota e sudano sudano coprendo piastrelle squadrate con fare sicuro, con braccia tese e passo cinetico, al loro braccio penzola una sensualità femminile di ritorno, che guidano con ostentata violenta sicurezza.
Entro con rumorosa solare timidezza in un universo che vorrei mi riconoscesse come sua minima parte, con religioso rispetto per l’amore che dà vita ad un circuito di consolidata comunione, ogni serata è come una preghiera, come la tappa di un processione.
Non si parla generalmente e se si parla poco importa, si aspetta un invito cortese, generalmente espresso da una mano tesa in antica maniera, alla quale rispondere sempre silenziosamente tendendo la propria e seguendo il cavaliere in pista, qualche volteggio e poi un bacio, si ammirano le rare esibizioni dei maestri, corteggiatissimi.
Ho ballato, ho sorriso, percepisco la confidenza che cresce con i compagni come percepisco dal loro cercarmi, accerchiarmi, ascoltarmi, il mio ruolo nel gruppo farsi centrale. Mi muovo per la pista con crescente disinvoltura, le spalle si mostrano senza vergogna, la fronte si alza. Il mio essere straniera e diversa agevola la memoria altrui, io ricordo meno di quanto sia ricordata.
“at laaaaast…”
Dicevo….terminano le danze, il ciclone caraibico ha spazzato via pudori, energie, inibizioni e spossato glutei e quadricipiti, il dj digrada verso una conclusione pre-morfetica
…. e parte Ella…
Tu mi guardi dal bordo pista, gocce di sudore accarezzano le tue labbra carnose, hai degli occhi luminosi a parlare della tua serenità…sei sfacciatamente diretto e mi sbatti addosso quello sguardo bambino che sa di non dover chiedere scusa tanto è sincero. Mi hai fatto ballare, una sola volta, sei poco più di un nome per me, io per te poco più di un desiderio da scartare; mi hai condotta con maestria ed io ho volteggiato con malcelato imbarazzo inadeguata ma fiduciosa…ma…
Ci sono balli che vanno meritati e canzoni che vanno rispettate non per un valore intrinseco ma per la grandezza di un quadro che si deve ad una cornice preziosa.
Io sento profondamente questa canzone, mi vedo in cucina appesa alle spalle dell’amore che era e di un amore che sarà in una sottoveste casalinga che è abito da sera e da sposa insieme e mi vedo a chiudere gli occhi urtando con il fianco il lavello e il pomello della sedia carezzando lieve il suo collo caldo….e tu ti avvicini e mi inviti maledettamente solare e maledettamente superficiale, io dapprima abbasso lo sguardo e mi chiudo nelle spalle ma non potendo evitare la tua carica affronto i tuoi occhi e li faccio affondare nei miei, nelle mie suggestioni e nella mia intimità…non c’è bisogno che io parli, affido a loro una risposta rispettosa non verso te, maldestro bambino giocherellone, ma verso quello che questa traccia ruba alla mia memoria e consegna al mio futuro, imponendomi - con la sua struggente profondità - un attimo perfetto.
Lascio le parole non dette e prendo tutta la cosmogonia e la butto via e mi ci butto anch'io

SI TRASLOCA
Siamo alla decima dimora da quando lasciai il tetto natio. Questo trasferimento palermitano mi vede lasciare una reggia per andare in un attico in centro..a dirla così sembrerebbe un acquisto, ma la bruttezza dell'arredamento dimostra un talento vero, genuino e prepotente per il kitch
Dovrò mettere tutta la creatività, l'abilità manuale e la passione per dare senso all'esistenza di quelle 4 mura...e lo farò..piano piano.
Il cognome sul campanello è TROIA....triste presagio...dicono che qui sia un cognome molto diffuso, ma se dovessi ricevere un pacco o una lettera dalla penisola?
Ieri ho inziato ad inscatolare, i soliti consolidati movimenti, prendi tazza dalla dispensa, incarta, scotch, metti in scatola, chiudi scatola, metti accanto alla porta. Come al solito ho fatto tutto senza pensare, totalmente lobotomizzata, 6 ore di lavoro in silenzio, allontanando annullandomi, qualunque guizzo del cuore mi ricordasse che volevo fosse l'ultima questa volta, volevo fosse un nido di cemento, ed invece volo a cercare nuove pagliuzze. E sempre in apnea mi lascio guidare dai ritmi imposti da appuntementi ed incombenze...temo solo il giorno in cui il vuoto si trasferirà dalla dispensa a me ed ho solo una speranza, che la voglia di costruire mi stupisca ancora una volta ed abbia la meglia su questo corpo stanco.e su questa mente intorpidita.