
Sibilla Aleramo

Sincerità!
Ma se io mi metto le mani nei capelli e serro gli occhi respingendo le lacrime
e mentre tutta la mia passione mi urla di gettarmi a terra e dimenarmi come una dannata
Mi alzo invece, mi protendo nella notte verso la serena luce lunare
e riapro gli occhi sul fiume, e ritorno presso la lampada
E mi costringo all'attenzione per un lavoro aspro e freddo
Sono sincera?
Che cosa tradisco
A cosa ubbidisco?
da Orsa Minore [ 1912 ]
[ ma che belli questi infra-post come spaventapasseri
che fanno sgomberare il campo ai cattivi pensieri ]
nell'aria "Si a una mamita" la salsa che solleticha le endorfine


" ogni cosa passa e lascia
scivola vai via .... via da me"
Come i sogni veritieri del mattino
l'idea di te mi fa visita fra i pois cielo ed i nei scomposti
ti fai strada fra i capelli che son alghe di mare
scendi veloce sul naso dritto e punti ai seni
tralasciando colpevole occhi e bocca che sono preghiere
preghiere di assoluto e voragini nelle quali potresti cadere
L'idea di te che preme e sembra togliere aria ai polmoni e spezzarmi le costole
si ripara nella piega dei seni sudata da questo scirocco insistente
per poi correre a sud incurante del mio ombelico
come del centro del resto
mi afferri le cosce
e ci sei solo tu
una persona ed uno strumento
ed il mio corpo che ti serve
e ti serviva devotamente
OGGI
non potrà che vendicarsi del tuo
malaccorto egoista desiderio
con un affetto che avrà i tuoi modi distanti
mentre chiuse le cose piccole che ho vissuto in scatole colorate
aprirò le braccia e chiuderò gli occhi verso qualcosa
che è dentro di me
e non posso perdere
* l'immagine del piccolo che vivo nelle scatole colorate è gentilmente presa in prestito da Caribbean
alle 18.00 del 18

VOGLIA DI
( senza pensare eh.., così, il flusso dell'incoscienza)
lenticchie con salsicce, manicure, il cd dei Kings of Convenience che si è spaccato nel trasloco, un lampadario di design per l'ingresso, qualche ora di sesso fra passione e impeto, tanti baci, una benedetta cena preparata dalla mamma..con presente la mamma e il babbo, questa sera sul divano con Marina, i consigli di Davide, la morte dell' Amministratore Delegato, un aereo a gratis in partenza fra due ore, un taglio di capelli come dico io e non come dice Theo, i ritorni giusti nel tempo e nell'intensità, un gatto finto che miagoli e cammini e faccia le fusa senza togliermi il fiato, meno contatti e più tatto, non sapere come andrà a finire.

Sono nello sconfinato magma primordiale dell’umano, cui impropriamente viene dato il nome di rete, prima ancora di essere cellula, dopo essere stata eterno; mi avvoltolo e gorgoglio, urto gobbi sfilacciati, tuberi appassiti, turgide cipolle, mi poggio sul fondo con radure di salvie che sedano le mie ansie per poi fuggire dal fuoco in una bolla protettiva su in superficie.
Riconosco le nostalgie dei miei amori, le preoccupazioni per questi tempi nervosi, la solitudine salvifica, la mia materia debole e molle non riesce a privarsene e attrae a sé tutto questo trascinandolo nel suo sobbollire.
Altre identità non formate come la mia, tutta essenza e niente contorno, riconoscono uguali patimenti e gioie e si avvicinano curiose e ci andiamo scontrando e fondendo, io soffro e tu piangi, tu subisci l’affronto e io lo giustifico, io parto, tu mi manchi e lei viene con te, io trovo le parole giuste al tuo lirismo, tu lasci che lo spazio curi le mie ferite, se tu urti io provo dolore, se mi brucio piangi.
Nel magma siamo puro Io, materia delicata e morbidissima, indistinta per natura e distinta per caso, come oro a fondere, come mercurio liquido nella sua cella: cadiamo per destino o per dannazione, per salvezza da implorare o da ostentare, per una purezza da difendere o da ritrovare.
Il calore ci conforta, la materia altrui ci stimola, gli accidenti ci affratellano.
In questo calderone esistenziale vince l’orgoglio dell’affinità sulla percezione della debolezza, che è purezza; qui signori si accettano solo gli ingredienti migliori, di prima scelta, la materia deve essere originale e disposta a farsi cuocere elegantemente, con lente e misurate piroette ci si deve esporre al fuoco in un brodo privo di conserva.
“Tolga quel barattolo di conserva, sarebbe appena sufficiente a dare un colorino rosa pallido, come quando da piccola mia nonna metteva un cucchiaino di estratto di pomodoro nella minestrina perché l’aspetto fosse attraente; non c’è niente di delicato qui, qui si cuoce, ci si brucia, si rischia di disfarci e nulla può essere conservato che non venga disciolto nel processo.
Là fuori avevo un guscio duro e stretto; ho rischiato di morire come le aragoste cui cresce il cervello in una corazza angusta
Là fuori è pericolosissimo spogliarsi e muoversi in totale nudità; qui ho visto corpi in oscena libertà e spiriti oscenamente liberati
Là fuori l’idea di me passa attraverso gli occhi di chi guarda; qui pongo la percezione di me nelle mani di spiriti ciechi e mi faccio toccare
E si continua ad attrarre materia, a riconoscere eventi, ad acquisire sapore, niente sarà come prima, sapremo di più, sapremo di qualcosa di diverso.
Sembra invitante
Se è vero che il tema del bacio per motivi personalissimi
che non ho la forza ed il coraggio di esporre
mi è assolutamente caro
e se è vero che il bacio esprime l'essenza di un rapporto
e la via di comunicazione di due spiriti
questo
è per me il bacio perfetto
"Bacio che sopporti il peso della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso diventa suono e paura"
Alda Merini
Sarà per i biglietti gratuiti , sarà per vincere l'apatia, sarà come omaggio alla mia adolescenza
ieri concerto di Jovanotti Lorenzo Cherubini

OGGI
Il mio vicino di posto, alle prime note di " Te" chiama la fidanzata al telefono e le urla " ascoltala amore eh..te la dedico con tutto il cuore..la senti vero? ti amooo..."
Daniela, incinta di 7 mesi e mezzo, all'Ombelico del mondo si è scatenata come ai bei veccih tempi..Dafne durante il dopo concerto ha scalciato oltremodo
Assolutamente di rilievo i due batteristi giamaicani, vero fiore all'occhiello della band
La canzone in sottofondo è quella musicalmente più interessante, e dal vivo molto più intimista e diretta
Quella sensibilità da orso umbro nell'animo fanno di Lorenzo qualcosa di famigliare nello spirito

IERI
1998-99 fughe estive di refrigerazione dall'afa fiorentina con il mio amato ( amore non corrisposto) a Cortona
Un pomeriggio mi inerpico lungo la ripida salita di ciottoli dalla piazza a casa, arrivo e mi accorgo di essere senza chiave
Decido di forzare le persiane ed introdurmi nel salotto dalla finestra, non troppo alta.
Nel mezzo dell'operazione, testa e busto dentro casa e cosce all'aria fuori casa..l'infisso a fare da perno
Passa Jovanotti in bici e mi fa "hai bisogno di aiuto?"
"no, ehmm..guarda, è casa mia eh...è che sono senza chiavi.."
mostrando il lato migliore e gli slip a fiorellini
Ieri sera ci ho pensato sai Lorenzo
ed ho pensato che in fondo siamo la stessa ragazza e gli stessi Lorenzi
diverso spirito ma uguale sentire
E c'è una parte della mia città
Che assomiglia a te
Quella dei bar con fuori i tavolini
E del silenzio di certi giardini
E c'è una parte della vita mia
Che assomiglia a te
Quella che supera la logica
Quella che aspetta un'onda anomala
[ mai capito se questo è il grido di chi non riesce a lasciare
di chi non riesce a raggiungere
di chi è già solo con la sua ossessione d'amore
se di amore si tratta... ]
E mentre brucia lenta questa sigaretta
io sto seduta qui, che non ho fretta,
ti ascolto, dimmi, tanto è come l'altra volta
facciamo pace a letto e non dentro la testa,
chiunque ci sentisse in questa discussione
direbbe lei cretina ma lui che gran coglione.
Oh, quante bugie mi hai detto, dove ti ho trovato,
in quale maledetto giorno t'ho incontrato,
lo sai che se ti guardo adesso non mi piaci
ridammi le mie chiavi, dimentica i miei baci,
non voglio più nemmeno toccare le coperte
dove ti sei sdraiato, dove ti senti forte.
Che cosa c'è da dire, cosa c'è da fare.
Siamo due cuori affetti dallo stesso male.
Non c'è niente da dire,niente più da fare.
Portati via le tue valigie, il tuo sedere tondo, i tuoi caffè.
Portati via i fiori finti, la tua faccia, la tua gelosia,
vai via, portati lontano da me.
così ti vedo andartene su queste scale
da questo astratto amore, da questo stesso male, che mi fai.
Che cosa c'è da dire cosa c'è da fare.
Siamo due cuori affetti dallo stesso male.
Non c'è niente da dire, niente più da fare.
Portati via le tue valigie, il tuo sedere tondo, i tuoi caffè.
Portati via i fiori finti, la tua faccia, la tua gelosia,
vai via, portati lontano da me.
Portati via tutto questo amore che non è mai amore.
.
E mentre brucia lenta questa sigaretta
piegata per intere giornate nottate con i piedi nel fango
e le mani immerse nell'acqua
a togliere le erbacce infestanti che strangolavano l'ngenua tenerezza del riso...
rinascerà un riso lucente di madreperla
[se sei un ladro di riso e mi vedi ballare non fermarti]
[ non ruberò riso per te, per poi morire di rimorsi]
[ non morirò per te]

Quando saremo giunte a casa mia
'na letterina ti devo mandar.
Ti racconterò del viaggio mio passato
che doloroso fu stato per me,
che doloroso, poi anche dispiacente
quel di dovere lasciare il mio ben.
Partirò, farò partenza,
lascerò quegli occhi belli
che son stati sempre quelli
che m'hai fatto innamorar;
che m'hai fatto innamorare,
che m'hai fatto pianger forte,
sì l'è sta il mio primo amore
che m'hai fatto innamorar.
Partirò, col cuor sospirerò
ma io per te, ma io per te;
ma io per te morire no no no.
Parto de la risaia con la ferita al cuore,
parto de la risaia con la ferita al cuore,
parto de la risaia con la ferita al cuore
( canto delle Mondine venete)