



Fatico, fatico tanto a scrivere, come a parlare e pensare chiaro, E cerco l'acqua limpida nel torbido.

( com'è lieve e quante poche tracce lascia la mano che stringendo non vuole prendere)
Una limpida Proserpina, che fautrice della fertilità viene trascinata via dalla Sicilia da un Plutone torbido che incendierebbe spighe dorate per un sussulto di vigore.
E c'è la presa di una mano forte che affonda in una carne sempre meno fiduciosa, è un "rapimento" di sensi nel quale lei, Proserpina, implora un riscatto.
L'abbandono è sempre più lontano, nel tempo passato, nella speranza disillusa.
Io ci sono sempre meno, e cedendo ad un valore e sentire percepito che è l'unico reale, che di valore oggettivo l'uomo non sa parlare, proseguo un gioco che non mi diverte affatto
tanto tiepido e lontano da possibilità spesso percepite e subito ricacciate in fondo
meno tiepido del nulla, ma doloroso come un'intelligenza sprecata, come una dote chiusa a chiave in un baule.
In anni di qualità esatta l'unicità resti almeno, e la crescita che passa per piccole esperienze condivise, uno spicchio di sole visto insieme, l'espressione di un attore, un'aria, sono queste le vie che portano alla fertilità
Le amicizie inutili di spiriti lontani che si ubriacano di momenti ripetibili le lascio nella scatola dei giochi di bambina.
O no? Vogliamo considerarci solo bocche pronte a mangiare e prendere o siamo pronti almeno a dare acqua a quelle immense minuzie di spiriti che combaciano?
Guardando nel buio delle crepe spero nella luce di una via secondaria alla superficie e per ora sorridendo innaffio una zolla che, se fosse abbastanza grande, potrebbe portarmi lontano a riposare.
" s'apparecchiano pance di sospiri
e s' avviluppano materie azzurre di speranze
nell'ora sosprendente
che sente anche per noi
quando noi chiudiamo padiglioni"

Abbi pietà di me che sto lontana
che tremo del tuo futile abbandono,
tienimi come terra che pur piana
dia nella pace tutto il suo perdono
od anche come aperta meridiana
che dia suono dell'ora e dia frastuono,
abbi pietà di me miseramente
poichè ti amo tanto dolcemente.
"con poche parole precise
poche parole decise
e uno sguardo d'intesa
un'elegantissima scusa
come una bella di giorno
tu sei il mondo che hai intorno "

....

Oh mio babbino caro..
Ci vorrà molta volontà e molta voglia di appartenere per rientrare nelle grazie di questa città che ti accoglie come una puttana discinta che non possederai mai del tutto, che si concede con sdegno e nel mentre sogna l’incipiente solitudine per dedicarsi a più alti pensieri; è il terzo ritorno dopo l’università, dopo i primi anni di lavoro, dopo la trasferta siciliana.
Oh mio babbino caro
Voglio ricominciare con il piede giusto e camminare con passi pesanti, curare me e ciò che mi circonda con dedizione.
L’amore, oh sì l’amore bè siamo entrati decisamente nella fase del credere di meritare qualcosa di degno. E’ già molto e questo taglia fuori anche le piccole giustificate mancanze che procurano mancanze e quel fascino egoistico adolescenziale cui oggi irride la mia voglia di solidità o semplicemente la mia stima per la solidità che non per forza deve snervare il genio.
Oh mio babbino caro
mi manca terribilmente Palermo, dirado i contatti con gli affetti lasciati in quattro giorni, fra pacchi numerati e lacrime frettolose per abituarmi al silenzio
Oh mio babbino caro
dovrebbero definire la sindrome da nomadismo. Ora vediamo di sostituire le tende con dei mattoni
Alla stazione di Zima
qualche volta c'è il sole
e allora usciamo tutti a guardarlo
e a tutti viene in mente
che cantiamo la stessa canzone
con altre parole
e che ci facciamo male
perché non ci capiamo niente

"..Quando tutto iniziava ad avere peso ed importanza, quando iniziava ad essere 'Amore Vero' e non solo una bella parentesi, allora facevo cose insensate.
Non la smettevo sino a quando lei diceva basta, me ne vado.
Era una prova.
Quando iniziavo a pensare : 'questa è la donna della mia vita, lei mi salverà', allora qualcosa scattava.
E' quella giusta? mi chiedevo. Anche se ero sicuro di dover essere salvato, sapevo che non era cosa da poco. Bisogna essere dure, forti. Non può salvarmi, che so, chiunque.
Dopotutto ero io, in ballo, non lei, e non volevo altri disastri.
Non ne avrei retti, non così...intensi, nemmeno uno. Allora incasinavo tutto.
Era come Dio quando metteva alla prova Abramo chiedendogli di uccidere Isacco, suo figlio. io mi apprestavo a colpire, scatenavo il caos.
Se lei era quella giusta, mi avrebbe fermato. più spesso, però, pensavo che ero io, Abramo, a mettere alla prova Dio.
Fermami, pensavo, se sei capace.
Nessuna mi fermò.
Forse è ciò che volevo..."
Daniele Nadir Lo stagno
Sì, viviamoci sporadicamente e dimentichiamoci negli intervalli di tempo fra pelle e pelle, ma non fingiamoci giocatori leali se siamo dei bari maldestri
Abbiamo parole arroccate su mura che gettano piombo su incastri perfetti
E p-assi di gamberi nella manica a riportarci in ogni momento nel ventre caldo della nostra inutile solitudine

Ed e’ di nuovo casa
Questa volta una casa che mi somiglia davvero e che spero mi accompagni a lungo
E di nuovo ti rivedo negli uffici dai quali due anni fa fuggii per una dimensione più umana, e sei sempre tu carrierista ma dolcissimo, premuroso e protettivo come un tempo; e la premura e la capacità di prenderti cura oltre alla volontà di giocare erano e sono quello che in fondo questa ragazza ventottenne cercava.
L’amore che sento davvero Sfinito non cancella gli anni insieme, quelli dell’impegno e della volontà di dare una chance ad un noi che sembrava utopia e mi imbarazza veder ondeggiare nei corridoi le cravatte e gli abiti del nostro armadio, come mi intenerisci tu che mi imiti nella voce e nelle movenze chiamandomi con gli appellativi di sempre.
Siamo stati a “tanto così” dalla vittoria e quei tempi in cui soldi, salute, possibilità sembravano mancare sono ormai lontani, lo erano già quando vivere insieme era vacanza e ci aggiravamo invidiati con i sorrisi dei complici.
Non era fiaba di ragazzi, forse non era totale coincidenza di menti, ma concreto lavorare per un sogno comune, lontano e altissimo come i sogni, ma realizzabile perchè condiviso.
Credo mi faccia bene averti davanti e ricordare sempre di come l’amore non basti se non alimentato da una volontà ferrea di felicità
Non c’è niente da decidere né muri da alzare, l’esistenza stessa di quel noi nella sua intensità e nella maturità dei trent’anni sgombra il campo da ogni possibilità di amorucolo pigro ed egoista mascherato di comodo.