

FATEMI RIDERE
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Fatico, fatico tanto a scrivere, come a parlare e pensare chiaro, E cerco l'acqua limpida nel torbido.

( com'è lieve e quante poche tracce lascia la mano che stringendo non vuole prendere)
Una limpida Proserpina, che fautrice della fertilità viene trascinata via dalla Sicilia da un Plutone torbido che incendierebbe spighe dorate per un sussulto di vigore.
E c'è la presa di una mano forte che affonda in una carne sempre meno fiduciosa, è un "rapimento" di sensi nel quale lei, Proserpina, implora un riscatto.
L'abbandono è sempre più lontano, nel tempo passato, nella speranza disillusa.
Io ci sono sempre meno, e cedendo ad un valore e sentire percepito che è l'unico reale, che di valore oggettivo l'uomo non sa parlare, proseguo un gioco che non mi diverte affatto
tanto tiepido e lontano da possibilità spesso percepite e subito ricacciate in fondo
meno tiepido del nulla, ma doloroso come un'intelligenza sprecata, come una dote chiusa a chiave in un baule.
In anni di qualità esatta l'unicità resti almeno, e la crescita che passa per piccole esperienze condivise, uno spicchio di sole visto insieme, l'espressione di un attore, un'aria, sono queste le vie che portano alla fertilità
Le amicizie inutili di spiriti lontani che si ubriacano di momenti ripetibili le lascio nella scatola dei giochi di bambina.
O no? Vogliamo considerarci solo bocche pronte a mangiare e prendere o siamo pronti almeno a dare acqua a quelle immense minuzie di spiriti che combaciano?
Guardando nel buio delle crepe spero nella luce di una via secondaria alla superficie e per ora sorridendo innaffio una zolla che, se fosse abbastanza grande, potrebbe portarmi lontano a riposare.