
Riflettevo ieri distrattamente sulle mie vicende sentimentali
cercando di tenere un punto di osservazione lontano e per quanto possibile vagamente obiettivo
Se le prime esperienze determinano in qualche modo un andamento, aprono una breccia
il mio primo fidanzatino era un inglese di madre italiana
Kevin Clark - York – estate 1989
[moro, occhi chiari, alto e magro, un pò dinoccolato, jeans e camicia]
Ci sono ricordi che si ancorano ad aspetti della nostra breve relazione tornando poi nelle storie future
Precoce ingresso in famiglia, oggi deprecabile: ricordo il tè con pasticcini al burro a casa della mia novella suocera con ispezione del babbo inglese e della sorellina, lo scendiletto di lui con la scritta “Liverpool” ed i colori della squadra, qualche bacio furtivo in camera davanti agli LP dei Beatles e la cena a spaghetti UHU nel ristorante italiano degli zii
Amore Odio ovvero quando non si può star tranquilli: idillio nella discoteca xxxx , esplode la canzone dei Clash “ Should I stay or should I go” e tutti iniziano a darsi spallate….io colpisco a destra e a sinistra, le dò ma ne prendo, lui sgomita e mi segue con lo sguardo cerbiatto, finchè eccessivamente sollecitato dallo shakeramento mi vomita addosso…MI VOMITA ADDOSSO
Ed è stato forse da allora che ho accettato, quasi ricercato, quel sottile sadismo mentale nei rapporti? ( mi ami..ergo mi vomiti addosso ;))
Confusione sessuale: come se, e forse sì, una certa prepotenza dei cromosomi femminili in un uomo fosse sinonimo di completezza, il mio fidanzatino era nella terra di nessuno fra il mascolino e il femminino, fra il prendere l’iniziativa e l’aspettare la mia, fra il guidare l’auto e farsi cambiare il pannolino, fra il black look trasandato e la fascinazione da lingerie.
Il ritorno ad anni di distanza ovvero ossessioNATA: per la prima volta e poi per sempre negli anni e negli uomini a venire mi arriva una cartolina due anni dopo il "fidanzamento" dalla Royal Navy con aggiornamenti sulla sua vita da ufficiale e la proposta di vederci a Roma, sua prossima meta di viaggi.
il Purgatorio del recupero: vado a Roma , ci vediamo, ci scrutiamo, riproviamo, ma è finita la magia
[ ma che belli questi infra-post come spaventapasseri
che fanno sgomberare il campo ai cattivi pensieri ]
nell'aria "Si a una mamita" la salsa che solleticha le endorfine


" ogni cosa passa e lascia
scivola vai via .... via da me"
Come i sogni veritieri del mattino
l'idea di te mi fa visita fra i pois cielo ed i nei scomposti
ti fai strada fra i capelli che son alghe di mare
scendi veloce sul naso dritto e punti ai seni
tralasciando colpevole occhi e bocca che sono preghiere
preghiere di assoluto e voragini nelle quali potresti cadere
L'idea di te che preme e sembra togliere aria ai polmoni e spezzarmi le costole
si ripara nella piega dei seni sudata da questo scirocco insistente
per poi correre a sud incurante del mio ombelico
come del centro del resto
mi afferri le cosce
e ci sei solo tu
una persona ed uno strumento
ed il mio corpo che ti serve
e ti serviva devotamente
OGGI
non potrà che vendicarsi del tuo
malaccorto egoista desiderio
con un affetto che avrà i tuoi modi distanti
mentre chiuse le cose piccole che ho vissuto in scatole colorate
aprirò le braccia e chiuderò gli occhi verso qualcosa
che è dentro di me
e non posso perdere
* l'immagine del piccolo che vivo nelle scatole colorate è gentilmente presa in prestito da Caribbean
alle 18.00 del 18

VOGLIA DI
( senza pensare eh.., così, il flusso dell'incoscienza)
lenticchie con salsicce, manicure, il cd dei Kings of Convenience che si è spaccato nel trasloco, un lampadario di design per l'ingresso, qualche ora di sesso fra passione e impeto, tanti baci, una benedetta cena preparata dalla mamma..con presente la mamma e il babbo, questa sera sul divano con Marina, i consigli di Davide, la morte dell' Amministratore Delegato, un aereo a gratis in partenza fra due ore, un taglio di capelli come dico io e non come dice Theo, i ritorni giusti nel tempo e nell'intensità, un gatto finto che miagoli e cammini e faccia le fusa senza togliermi il fiato, meno contatti e più tatto, non sapere come andrà a finire.

Sono nello sconfinato magma primordiale dell’umano, cui impropriamente viene dato il nome di rete, prima ancora di essere cellula, dopo essere stata eterno; mi avvoltolo e gorgoglio, urto gobbi sfilacciati, tuberi appassiti, turgide cipolle, mi poggio sul fondo con radure di salvie che sedano le mie ansie per poi fuggire dal fuoco in una bolla protettiva su in superficie.
Riconosco le nostalgie dei miei amori, le preoccupazioni per questi tempi nervosi, la solitudine salvifica, la mia materia debole e molle non riesce a privarsene e attrae a sé tutto questo trascinandolo nel suo sobbollire.
Altre identità non formate come la mia, tutta essenza e niente contorno, riconoscono uguali patimenti e gioie e si avvicinano curiose e ci andiamo scontrando e fondendo, io soffro e tu piangi, tu subisci l’affronto e io lo giustifico, io parto, tu mi manchi e lei viene con te, io trovo le parole giuste al tuo lirismo, tu lasci che lo spazio curi le mie ferite, se tu urti io provo dolore, se mi brucio piangi.
Nel magma siamo puro Io, materia delicata e morbidissima, indistinta per natura e distinta per caso, come oro a fondere, come mercurio liquido nella sua cella: cadiamo per destino o per dannazione, per salvezza da implorare o da ostentare, per una purezza da difendere o da ritrovare.
Il calore ci conforta, la materia altrui ci stimola, gli accidenti ci affratellano.
In questo calderone esistenziale vince l’orgoglio dell’affinità sulla percezione della debolezza, che è purezza; qui signori si accettano solo gli ingredienti migliori, di prima scelta, la materia deve essere originale e disposta a farsi cuocere elegantemente, con lente e misurate piroette ci si deve esporre al fuoco in un brodo privo di conserva.
“Tolga quel barattolo di conserva, sarebbe appena sufficiente a dare un colorino rosa pallido, come quando da piccola mia nonna metteva un cucchiaino di estratto di pomodoro nella minestrina perché l’aspetto fosse attraente; non c’è niente di delicato qui, qui si cuoce, ci si brucia, si rischia di disfarci e nulla può essere conservato che non venga disciolto nel processo.
Là fuori avevo un guscio duro e stretto; ho rischiato di morire come le aragoste cui cresce il cervello in una corazza angusta
Là fuori è pericolosissimo spogliarsi e muoversi in totale nudità; qui ho visto corpi in oscena libertà e spiriti oscenamente liberati
Là fuori l’idea di me passa attraverso gli occhi di chi guarda; qui pongo la percezione di me nelle mani di spiriti ciechi e mi faccio toccare
E si continua ad attrarre materia, a riconoscere eventi, ad acquisire sapore, niente sarà come prima, sapremo di più, sapremo di qualcosa di diverso.
Sembra invitante
Se è vero che il tema del bacio per motivi personalissimi
che non ho la forza ed il coraggio di esporre
mi è assolutamente caro
e se è vero che il bacio esprime l'essenza di un rapporto
e la via di comunicazione di due spiriti
questo
è per me il bacio perfetto
"Bacio che sopporti il peso della mia anima breve
in te il mondo del mio discorso diventa suono e paura"
Alda Merini
Grazie a Melpunk per avermi assegnato
l'Arte y Pico Award
Questo è il regolamento per chi lo riceve :
1) scegliere 5 blog che si considerano meritevoli di questo premio, per creatività, design e materiali particolari utilizzati, e che diano un contributo alla comunità dei blogger, indipendentemente dalla lingua!
2) ogni premio assegnato,deve avere il nome dell'autore e il collegamento al suo blog, così che tutti lo possano visitare;
3) ogni premiato deve esibire il premio e mettere il nome e il collegamento al blog di colui che ti ha premiato;
4) Il premiato deve mostrare il collegamento con il blog ARTE Y PICO dove nasce l'iniziativa Arteypico.
5) pubblicare le regole.
Io segnalo questi 5 blog:
1. Light: per lo stile crudo e la tenerezza
2. Concretezza: per le parole che tagliano e la morbidezza del sentire
3. Il Fra: per il gusto musicale e l'originalità del pensiero ( di chi?)
4. La Voce di Narciso: per l'afflato letterario e lo stile
5. Rent: per la lucida, smerigliata follia spesso geniale
Inutile dire che qui in mezzo c'è gente alla quale voglio un bene esagerato..perchè hanno bei blog e sono belli ...loro
Per il resto

È da ore che tento di infilarmi in dispensa, lì proprio fra i crackers e le nocciole sgusciate.
Mi prendo le misure sposto i piatti di plastica infilo un piede
E rigurgito due o tre vaffanculo per tutte le volte in cui i fatti smentiscono una fragilissima certezza
Non c’è abbastanza spazio ed allora prima mi spoglio, poi mi mangio i “ Buonicosì” della Buitoni affogandoli nel latte certa che eliminando quella scatola ci sarà spazio almeno per i polmoni
E maledico la mia capacità di penetrare a fondo che mi si ritorce come una condanna in occasionali inaspettate ritorsioni difensive
Ci sono tonnellate di tovaglioli rossi lì dentro, tracce di ospiti e di cene in terrazza, li lecco e come fossero francobolli tappezzo la finestra di una patina di carta morbida ovattata dietro la quale sopravvivere alla luce rossa di un sole che creo io
E sorrido sulle contorte logiche dell’Assenza e della Presenza e su capogiri che sconfiggono sciamani
Ho liberato lo spazio, mi sembra non vi siano difficoltà, metto un piede dentro, poi l’altro, trattengo il respiro ma non passo…non posso…
se mai
l'avessi creduto
.
so
che
non sono
davvero
IN DISPENSabile

Vida mía
1933
Música: Osvaldo Fresedo
Letra: Emilio Fresedo
Siempre igual es el camino
que ilumina y dora el sol...
Si parece que el destino
más lo alarga
para mi dolor.
Y este verde suelo,
donde crece el cardo,
lejos toca el cielo
cerca de mi amor...
Y de cuando en cuando un nido
para que lo envidie yo.
Sempre uguale è il cammino
che illumina e dora il sole...
E sembra che il destino
più lo allunga
per il mio dolore.
E questo verde suolo,
dove cresce il cardo,
lontano tocca il cielo
vicino al mio amore...
E ogni tanto un nido
affinché io lo invidi.
Vida mía, lejos más te quiero.
Vida mía, piensa en mi regreso,
Sé que el oro
no tendrá tus besos
Y es por eso que te quiero más.
Vida mía,
hasta apuro el aliento
acercando el momento
de acariciar felicidad.
Sos mi vida
y quisiera llevarte
a mi lado prendida
y así ahogar mi soledad.
Vita mia, lontano più ti amo.
Vita mia, pensa al mio ritorno,
So che guadagnare
non mi darà i tuoi baci.
Ed è per questo che ti amo di più.
Vita mia,
perfino purifico l'alito
avvicinando il momento
di accarezzare felicità.
Sei la mia vita
e vorrei portarti
attaccata al mio fianco
e così affogare la mia solitudine.
Ya parece que la huella
va perdiendo su color
y saliendo las estrellas
dan al cielo
todo su esplendor.
Y de poco a poco
luces que titilan
dan severo tono
mientras huye el sol.
De esas luces que yo veo
ella una la encendió.
Già sembra che la traccia
va perdendo il suo colore
e uscendo le stelle
danno al cielo
tutto il suo splendore.
E a poco a poco
luci che titillano
danno un tono severo
mentre fugge il sole.
Di queste luci che io vedo
lei ne accese una.