
Sai ho trovato la soluzione
Ci ho pensato due anni fa, avrei potuto 10 anni fa, dovrò farlo domani magari quando tu e tu avrai un viso altro.
Io mi sdraio sul letto, pancia sotto, e piano piano esco da me, divento piccola piccola, se ne va la volontà, l’autocoscienza ed io non ci sono più, porgo ad ogni attimo con mano sicura un boccone della me che considero me e resta una superficie quasi impercettibile, mi faccio sottile come foglia, alla luce trasparente, solo epidermide, tutta percezione.
Tu appoggia la tua mano sulla mia schiena, in breve riuscirai ad aderire totalmente alla mia superficie sopravvivente con i tuoi soli polpastrelli, io sarò tutta lì, sottile e leggerissima come mai. Ancora immagino essere schiena la parte cui la tua mano aderisce come feltro perché la memoria è lenta ; sono con te, unita al tuo palmo, il tuo occhio tattile sul mondo, tu vuoi vestirti ed io ti abbottono la camicia, tu vuoi mangiare ed io porto alla bocca il cibo per te, tu vuoi lavarti ed io ti detergo il viso. Ancora avverti una sensibilità nuova nei polpastrelli, li sfreghi lentamente così accarezzandomi.
Tu vuoi il corpo di lei ed allora ti prego prendila forte, premi con le mani sui suoi lombi, percuotile la carne molle affinché io membrana oramai consunta da tanto violento possesso scompaia a me ed entri nella tua di carne, risalga per i vasi sanguigni al cuore, incontri chi hai amato ed ami, saluti con riconoscente invidia chi fa di me l’immagine del tuo amore e risalga veloce come un groppo nella gola per arrivare su alla vetta dei tuoi occhi.
Lì mi siederò come sovrana e screzierò di verde quelle nocciole perfette e ti costringerò a piangere stringendo in pugno le sacche lacrimali e sarà così totale il possesso di te che in quell’istante dovrai serrare le palpebre perché lei non mi veda.
Solo allora io sarò te
Solo allora scomparendo l’io sarò puro piacere
Solo allora coincideremo nella volontà d’amore
tu suddito illuso di potere
io UNICA regina di dolore su uno scranno di spilli negli occhi tuoi
tanto belli

“
Gli occhi della donna si schiudono senza sguardo e si richiudono. VERDI.
Io le parlo e le dico ciò che le fa l’uomo, le dico cosa sta avvenendo di lei, che veda è ciò che voglio.
Con il piede l’uomo fa rotolare il suo corpo sul sentiero di pietre. La faccia è rivolta al suolo. L’uomo aspetta e poi ricomincia, fa rotolare il suo corpo di qua e di là, con poca brutalità mal contenuta. Allontana il corpo per poi avvicinarlo a sé con dolcezza.
Il corpo è docile, mobile, si presta a quei trattamenti come fosse svenuto, senza sentire si direbbe, rotola sulle pietre e resta là dove arriva nella posa che assume quando il movimento si esaurisce.
All’improvviso tutto questo è cessato
La forma è là, scomposta, lontana da lui.L’uomo la guarda e la raggiunge: allora come se si disponesse a farla rotolare ancora di qua e di là l’uomo posa il piede su di essa e di colpo si immobilizza.
La carne dei seni è morbida e calda, vi si affonda
L’uomo non si muove.
Avrebbe rialzato la testa e guardato verso il fiume.
Con grande attenzione l’uomo guarda senza vedere ciò che gli si presenta agli occhi.
Dice: “IO AMO. AMO TE”
Il piede preme sul corpo
IL TEMPO SI DILATA, SI CONFONDE
NELL’IMMENSITA’ INDEFINITA
Margherite Duras, testi segreti
LEI:
La perfezione dell’abbandono che è fiducia, la rinuncia di sé e la morte della volontà, la carne si fluidifica sotto la pressione degli occhi di lui che lei sente ma dai quali non è guardata
LUI:
La perfezione del comando che preme la carne con brutale dolcezza in una giostra di equilibri
L’amore in quell’altrove
DEI DUE CUORI e UNA CAPANNA CON PISCINA

Perchè i luoghi comuni lustri e levigati dall'uso di anziani ed ingenui spiriti semplici non nascono se non dai cuoricini di chi li vive ed oggi siamo in due," ma è successo anche a te?" oh sì e poi a quella coppia in Alabama, e poi c'era una casetta in Canada ed anche la Casa nella Prateria, e quella famiglia di cinesi che sembrano in tre ma sono in 18 ed i miei zii tanto semplici ma così felici con le loro poche cose e le loro gite low cost domenicali a panini e porchetta.
E signori non è a la page l'apostolato della baracca stracolma d'amore di praline di dolcezze e perfino il mio cubanito salsero che saltella in battute di prima sui valori e le convenzioni convinzioni irridendo alla società occidentale sa che il soldo la pecunia gli argent oleano i meccanismi e cuciono di morbido teflon gli strappi dei ventricoli. Vado dal gioielliere a riscattare un mese di fedeltà, ritornando mi fermo un attimo da Hermes giusto per garantirmi due notti di otto volante. Quel viaggetto in Costa Rica è proprio meritato, un BOT semetrale di comprensione e laissez-faire ma se salta la settimana bianca sarà d'uopo sostiture l'etichetta di plexiglass sul citofono con Roses..oh sì tesorino mio maritino viita.
Ma la bisnonna Bouche raggrinzita e sorniona scandirà davanti a lingue di fuoco campagnole passando il palmo su morbida ciniglia frammista a capelli sottili di nipote e peli di gatto persiano le memoria del suo cuore..del suo - di lui - cuore e della capanna e ammonirà dal fascino mefistofelico dell'arjant che salda le crepe dei ventricoli.
La bisnonna Bouche con l'artrite per la gioventù dissoluta ed incosciente ripescherà le ore più serene in una sola stanza con travi basse nel vicolo fiorentino dominato da Regine di lacca e paillettes, travi basse quanto la fronte del suo amore, con acqua fredda e bombola per il gas, un divano che è un piccolo letto per due cuori troppo ingombranti con i piedi di fuori e scatole e valigie ed amici guardaroba e parenti portafogli sempre troppo sgonfi e lontani. Uno scrigno di sana povertà che brillava di una felicità da silenzio cupo nel racconto, un buco di parole inadeguate alle passeggiate notturne in centro ed alla vita sotto il termosifone di piumino d'oca arancio.
La bisnonna Bouche che ha amato il bello e prezioso perchè il bello è bello dovrà pur dire che ha subito il ricatto del riscatto..che il suo Amore ha visto appoggiata ad un muro di potere sociale e denaro una scala di pioli perfetti..e "sali amore sali che lo meriti, io ti spigno per le chiappe, sali" e si sale in due energeticamente lui avanti, lei dietro titubante, vertiginosa nella naturale ascesa e irrispettosa del segreto del salire..lei non sa non guardare indietro e vedendo giù la paura.."no, no, io scendo" ma l'Amore vuole volare sente ancora sulle chiappe il calore delle mani di lei che lo spingono e quella giovane donna vede appena il groppone chino e coordinato di lui sui pioli .... lontano ....cazzo nipotini miei avrei potuto metterci meno forza in quella spinta, o semplicemente nascondere la scala, ma aveste visto com'era bello nel suo gessato Zegna mentre prendeva i pioli e gli onori con quelle mani eleganti e quegli occhi neri pugliesi...
E quell'espressione sognante della nonna negli anni al sentire "Due cuori e una capanna" l'espressione di chi ha sgretolato il dolore nell'acqua e zucchero per digerirlo bene e di chi sa di vero e non di retorico stavolta per tutte, rimarrà sempre, dalla sedia a dondolo al pasto parco, dal coro della chiesa agli amici di canasta, e il senso di quel detto è ancora lì nei 25 mq con le travi basse e si agita nella zeppa di legno sotto la zampa zoppa della scrivania da dirigente di quegli occhi neri pugliesi e nei suoi tentativi goffi di tirare il braccio di lei su per la scala, mentre lei ora riposa al sole di un agrumeto. Ora andate a letto bambini, domani la nonna vi racconta un'altra storia.
??cosa rimane di tanto amore ??
pochi tratti gli odori due parole dei fotogrammi lettere ricette_ orme senza gesso in negativo_tracce risuonate di arie perse_ cocci e colla di solitudine salvifica e necessaria_
Io che vado via_ Io che torno ma poi alla fine vado via_ Io che RESTO via_ Io che è tardi e devo andare_Io che domani devo dormire_ Io che ricci che tornano e si voltano di spalle_
L'INCOMBENZA DI QUANDO PENSO A TE
[ E LA CAPACITA' DI FARSI SOPRAFFARE DA QUESTE PAROLE ]
È rimasta la notte.
Il vino storto.
Le birre forti.
Quando penso a te dico l’errore
ho l’ansia qua che non se ne va e non se ne viene.
Quando penso a te
non riesco a scrivere una poesia che ti dica
e mi pare che ogni cosa sia troppo letteraria per saperti,
per farti un ritratto.
È rimasta a /Firenze/
tre giorni a settimana,
a volte quattro.
Fare la borsa,
dimenticare il dentifricio,
dimenticare quel libro di un altro Dino,
quel libro del pazzo che ti somiglia,
che non sei tu,
dimenticare il nome che non dico mai a bassa voce,
il nome che ti fa danno e follia,
il nome che ti fa mio.
Ogni cosa se ne va e se ne viene nella bocca, nella testa,
e mi pare che tutto quello che oggi,
mi pare che tutto quello che oggi ho,
mi pare che non vale niente,
che non mi resto
e non mi manco.
Pare che quando penso a te c’è vento
e ho freddo,
poi ho caldo,
poi ho freddo,
poi chiudo una finestra
e leggo due righe di Proust.
Quando penso a te dico che stai a fare chissà che,
che stai a fare niente su una porta, in macchina,
dentro a un pezzo del mondo che ci vuole così,
in due posti diversi.
Quando penso a te
rimane
solo la notte,
che non mi vuole dormito,
non mi scende nel sonno.
Se la notte io questa me lo permetto,
di pensare a te dico,
allora io mi penso come a te
che vieni con i capelli ricci,
mi baci e resti via.
Mi baci e mi perdoni tutto il tempo che sono stato lontano,
le ore che ho sottratto alle nostre spalle.
Ma credimi,
è stato per decidermi,
è stato per mangiarmi ogni saluto
fatto con la mano sinistra
la mano sbagliata.
Credimi, è stato per poco,
non sono stato via così tanto,
non sono stato via, vero?
Ora però si è fatto tardi,
e me ne devo andare.
Ho tanto cose da fare domani,
devo dormire.. dormire..
Ed è restata la notte,
il wisky,
una bottiglia di vino vuota,
la spazzatura da buttare,
due pacchetti di marlboro sul tavolo,
un paio di calzini umidi,
e il dizionario di retorica,
tre bollette del condominio arretrate,
un pò d’erba che non basta a farsi una canna,
l’ultimo disco di Morgan macchiato di caffè,
sono restate tutte queste cose
e io, quando penso a te,
penso che si è fatto tardi,
e me ne devo andare.
(Luigi Romolo Carrino)
Post sarcastico tratto da una storia
incredibilmente vera
tristemente breve
sorprendentemente recente

Ho vissuto - Ho creduto - Ho capito
Amore mio so che nonostante i tuoi modi cortesi ed il tuo aspetto gentile, l’incedere antico e gli abiti conformisti sei stato educato alla guerra ed alla guerra vera hai consacrato due anni della tua vita.Credevo avessi l’istinto e la verve del Comandante
Oggi so che hai il cuore, il sentire e le fantasie di una recluta
Amore mio la tua gentilezza inconsueta per un militare d’assalto ti avrà provocato delle “ aperture” mentali, e senza resistenze i tuoi superiori di grado e di branda saranno penetrati nei meandri della tua fluida coscienza
Credevo che il nostro primo abbraccio, la dolcezza della tua mano che cingeva la mia guancia, le tue ciglia ad accarezzare la mia fronte, le mie mani a scivolare dentro la cintura dopo aver percorso la tua schiena fossero i sintomi di una passione da esplorare
Oggi so che
- hai il cuore e il sentire di una recluta e per questo con facilità i tuoi superiori sono penetrati nella tua coscienza
- il tuo immediato irrigidirti “ non andare più giù con la mano, sai Lì ho messo una pomata, ho delle emorragie frequenti” è figlio del tuo cuore di recluta e delle frequenti penetrazioni dei tuoi superiori
Amore mio la nostra prima e penultima volta è stata un’esplosione di praline cicciute colorate marzapanate di zucchero, mai tante carezze subì una donna, mai tanto silenzio, mai tanta concentrata lentezza, hai fatto di me la tua missione…e purtroppo solo quello.
Credevo che quando a metà amplesso ti sei alzato, hai preso un fazzoletto alla violetta e dicendo con voce suadente “ fammi dare un’asciugatina” hai passato la pezza sui nostri amanti genitali, prendessi il fazzoletto per asciugarti le lacrime tanta l’intensità del momento. Invano ho cercato dopo l’amplesso quella colomba odorosa che si era intrisa di noi
Oggi so che
- hai il cuore e il sentire di una recluta e per questo con facilità i tuoi superiori sono penetrati nella tua coscienza
- il tuo immediato irrigidirti “ non andare più giù con la mano, sai Lì ho messo una pomata, ho delle emorragie frequenti” è figlio del tuo cuore di recluta e delle frequenti penetrazioni dei tuoi superiori
- con quel fazzoletto alla violetta hai tentato inutilmente di ostruire una via ombrosa larga e battuta da molti, almeno da quanti sono stati i tuoi commilitoni, un rimedio antico per un dolore giovane
Amore mio quando ti ho spiegato che veniamo da due universi diversi e viviamo in mondi reali e mentali che non si parlano ho provato imbarazzo di fronte ai tuoi occhini verdi ed alla tua testa tonda e rasata che non voleva capire il senso delle mie parole
Credevo che il tuo incedere curvo e rigido nel corridoio fosse lo specchio di un pensiero denso e pesante che ti attraversava con i suoi spigoli
Oggi so che
- hai il cuore e il sentire di una recluta e per questo con facilità i tuoi superiori sono penetrati nella tua coscienza
- il tuo immediato irrigidirti “ non andare più giù con la mano, sai Lì ho messo una pomata, ho delle emorragie frequenti” è figlio del tuo cuore di recluta e delle frequenti penetrazioni dei tuoi superiori
- con quel fazzoletto alla violetta hai tentato inutilmente di ostruire una via ombrosa larga e battuta da molti, almeno da quanti sono stati i tuoi commilitoni, un rimedio antico per un dolore giovane
- Sei uscito dalla mia porta curvo e rigido
e in un sol colpo ho congedato senza fretta te e quel “tappabuchi” alla violetta
PRESENTE E PASS - ATO

Emme ha 25 anni, sulle spalle una laurea fresca ed un casco di riccioli biondi vera ossessione per quel collo incandescente, due occhi verdi troppo diretti che si nascondono spesso e quel dentino storto da bambina, luglio, Urbino, cittadella universitaria; il noto mostro di cemento si spalma sulla dorsale della collina fuori città, un immenso scarafaggio con zampette di scale regolari.
Emme alloggia in un rettangolo di vetro e alcantara, 10 mq di spirito di sopravvivenza davanti alla mensa.
Una settimana di stage in Semiotica, diversa troppo diversa dai compagni di corso fluttuanti in universi paralleli, che si aggirano per le aule abbandonate dai padroni di casa con pensieri altrove, con abiti di lino grigio topo e cravatte a pois, con quella vecchiezza incombente sul profilo dei loro trent'anni. Dopo giornate di cuffiette, traduzioni, lectio confronti, scontri fra ala progressista e reazionaria ognuno torna nella propria cella, Emme si arrampica con un prendisole di cotone pastello ed i sandali di cuoio leggeri, una borsa di raffia marrone ed il libro di turno per le vie tanto simili a quelle del proprio paese che sanno di medioevo, aperitivo, cena, non c’è traccia dei compagni. Ogni sera un angolo da fotografrare, un parco da occupare, una piada da assaggiare. Al mattino Emme salta un’inutile lezione su Sema e Significato e corre al Palazzo Ducale…poi un’insalata in mensa e una breve lettura sulla panchina di cemento armato nel cortile..
Lì due cani, due dobermann con coda e orecchie lunghe, un padrone ugualmente ruspante, alto, moro, di una magrezza sana e sportiva, pochi etti di vestiti addosso i soliti jeans strappati la solita magliettina girocollo, ed è subito un riconoscersi, ed è subito mettere in salvo Emme dalla sua cella di cemento e dallo stage che la porta lontano da sé.
Un'ora e quei sandali di cuoio leggeri calpestano un fazzoletto di collina che guarda Urbino dall’alto incorniciando una villetta di proprietà di cani gatti e tre pugliesi.
Un tè freddo nel giardino, un libro su Lucera, una cena leggera consumata fra dita che tamburellano nervose e sguardi affamati poi la fuga di Emme che non sa cosa sia un cameo, che non sa dare un senso a quella inaspettata dolcezza.
Poche ore separano quella giornata dalla fine dello stage, al tramonto Emme carica l’auto, saluta i compagni e raccoglie dal tergicristalli un pass per un campionato di volley..c’è scritto da Luca per te ..è suo.
Corri Emme corri per la mensa, la sala lettura, scivola lungo le gradinate, chiama Luca, stringi il pass in mano … corri ancora…nulla… è finito il fiato ed il tempo. E’ ora di partire, Firenze ti aspetta.
Foglio, penna, nastro rosso e una piccola deviazione per quella villetta fuori dal tempo, una poesia dondola appesa al cancello verde… da Emme per te.... lo specchietto retrovisore inquadra la diapositiva del foglio che fruscia d'incanto con l'abbaiare famigliare dei cani ed il nastro rosso si contorce
come questo pass che ritrovo oggi in un diario e che faccio avvoltolare appeso al mio indice insieme al mio desiderio rimpianto
Todo amor es fantasia;
él inventa el año el dia,
la hora y su melodia;
inventa el amante y, mas,
la amada. No prueba nada,
contra el amor, que la amada
no haya existido jamas.
Ogni amore è fantasia.
Inventa per sé l'anno, il giorno e l'ora.
E la sua melodia.
Inventa l'amante e, soprattutto, l'amata.
Non prova niente, contro l'amore,
che l'amata non sia esistita mai.
anche voi siete lì
SBATTE LA PORTA FINESTRA DEL SOGGIORNO E FRUSCIA LA TENDA, GRACCHIA LA TV IN SOTTOFONDO, MIAGOLA IL GATTO DELLA VICINA CHE ATTRAVERSA IL CORNICIONE GLI VEDO APPENA LA CODA SINUOSA
GIACCIO TRAMORTITA SUL LETTO, SGUARDO A QUELL'ANELLO DEL LAMPADARIO E MANO CHE GIOCA CON L'OMBELICO, COSCE GHIACCIATE E CAPELLI SCOMPOSTI, UN PICCOLO CUSCINO DI PELUCHE MI SOLLEVA UN FIANCO, LE GAMBE HANNO POSIZIONI E VITA PROPRIA LE LENZUOLA CENTRIFUGATE INIZIANO A SEGNARE LA MIA SCHIENA NUDA,
SENTO FREDDO MA QUANTOMENO SENTO
SOPRAVVISSUTA ALLE MILLE PAROLE CHE HO DOVUTO DIRTI QUANDO NON AVREBBE DOVUTO ESSERCI LA NECESSITA' DI DIRE, TU PARLI A CHI NON SONO, IO MI AFFANNO A DEFINIRMI, IO SCONOSCIUTA, IN QUESTA CASA POCHE ORE FA C'ERAVAMO NOI, LA TUA CULTURA E LA TUA STORIA,IL MIO CAMMINO E LA MIA RICERCA, LA DONNA DELLA TUA VITA E L'UOMO CHE NON VORREI ACCANTO
QUESTA CASA ERA COSI' PICCOLA IERI PER TUTTE QUESTE PERSONE, L'UNA URLAVA ALL'ALTRA NELLA PROPRIA LINGUA E TUTTI SI RISPONDEVANO SENZA CAPIRSI E VATTENE MA CHE CAZZO VUOI DALLA MIA VITA PENSO MENTRE TI SORRIDO DECISA ANDANDOTENE E ASCENSORE PORTALO GIU' GIU' IN BASSO FALLO TORNARE A TERRA. E LA MIA EDUCAZIONE CONFORTAVA LA TUA VANITA'. VUOI FARE SESSO? SCHERZA COI FANTI MA LASCIA STARE I SANTI RIVESTITI CHE PRENDI FREDDO E NON SENTO IL COLLANTE CON TE, E QUESTO DISCORSO NON TE LO DOVREI FARE PERCHE' SE TU AVESSI LA VOLONTA' DI ANDARE A FONDO SAREBBE INUTILE.
E IO SO CHE SIGNIFICA EMPATIA E AFFINITA' E NON SERVONO ANNI PER CAPIRE, E CI SI PUO' INTUIRE PROFONDAMENTE E RITROVARSI INSIEME IN UN LUOGO LONTANO DAL MONDO E DALLA COSCIENZA DI NOI DOVE E' BELLO PERDERCI E NON CERCATECI PER FAVORE
MALEDETTI E BENEDETTI VOI SPIRITI AFFINI, CHE RIMANETE LI' ANCORATI NEL FONDO INESTIRPABILI E MISURATE LA PROFONDITA' COME NODI SULLE MIE CORDE, E VIA TUTTO QUELLO CHE STA A GALLA MA ANCHE TUTTO QUELLO CHE APPENA GUARDA SOTTO CON TIMORE. MICA UNA SCELTA UNA SELEZIONE CHE ACCADE E INFATTI ECCOTI A TARDA NOTTE CHE DIROMPI CON UNA FORZA CHE NON CONTROLLIAMO E NON CI SIAMO, TU NON CI SEI IO NEANCHE IN QUEL POSTO LONTANO CON TE E CHE PARLIAMO A FARE SIAMO PATETICI MA ANCHE GANZI EH
PARLO DI NOI E DI VOI CHE SAPETE E VIVETE E SORRIDETE PERCHE' IN QUEL LUOGO LONTANISSIMO VI VEDO PER MANO IN MOMENTI DI ETERNO CON LE VOSTRE CANZONI E LE VOSTRE PROMESSE E LA PAURA DI UCCIDERE IL VIRTUALE ED ASSASSINARE IL SOGNO
E QUI SE NON SI TRATTA DI ETERNO NON CI DEGNAMO NEANCHE DI ALZARCI DALLA POLTRONA E RISPONDERE AL CAMPANELLO
E SE NON HAI INTENZIONE DI SPACCARMI IL CUORE PER FAVORE NON CIRCUIRMI NEANCHE IL BOTTONE PIU' PUDICO DELLA CAMICIA