per caso mentre tu dormi
per un involontario movimento delle dita
ti faccio il solletico e tu ridi
ridi senza svegliarti
cosí soddisfatta del tuo corpo ridi
approvi la vita anche nel sonno
come quel giorno che mi hai detto:
"lasciami dormire, devo finire un sogno"
Antonio Porta
vorrei dire tante cose, cose che assumerebbero un'armonia e una forma solo se rivelate tutte, e solo se rivelate insieme, e parlare degli attimi eterni di cui si compongono questi giorni che tormentano la mia anima inquieta non toccandola
LA VEGLIA
come delle gioie lontane che mi dissetano
IL SOGNO
ma anche dell'essere sola ed appagata al centro del mio mondo con il mio corpo che si avvolge di sè mantenendo il calore
IL SONNO

Sono al ristorante con 5 amiche, cena alla Sex and the City
Giro intorno al tavolo, mi siedo e inizio a sentire vicino alle orecchie un rumore nuovo
scfrscfrrscfrs cfrrsscfrr " Silvia, senti? cos'è....questo rumore strano..."
Silvia mi tira 4 manate sulla testa " Bouuuchheee aiutooo!"
La mia chioma è un focolaio, come nell'edizione gold di Paperissima
la ciocca superiore ( per fortuna non quella alla cute) si avvicina, volteggiando per sedermi, ad una candelina e prende fuoco
Delle micropalline di capelli carbonizzati cadono a pioggia sul tovagliato elegante
Senza avere il coraggio di verificare lo stato, con il volto fisso alle briciole tricotiche..inizio a piangere silenziosamente
Arriva un signore anziano scortato da una badante esteuropea..si avvicina ai gestori chiedendo " cosa state arrostendo di buono"?
Per la verità era Bouche a bruciare
Fuggo in bagno e tiro via shockata i capelli, per fortuna il danno non è visibile ai più
A Silvia, scossa per la velocità con cui le ciocche bruciavano, e al vicinanza alla guancia, verrà la febbre
Il giorno successivo mi chiama Lorenzo, racconto l'evento bridgettiano e lui..
"Bouche hai fatto come Lavinia"
"Non ricordi?"
In Eneide VII Lavinia nella vigna, figlia di Latino, ha la chioma bionda avvolta dalle fiamme e questo sarà per lei presagio dell'imminente matrimonio con un uomo venuto da lontano, Enea
" parve ( terrore) che il fuoco avvolgesse i lunghi capelli, ogni ornamento ardesse con crepitio di fiamme, bruciasse l'augusta chioma, bruciasse la corona splendida per gemme:...
...vaticinavano lei illustre per gloria e fato"
Eneide VII , 73 - 80
si dice che oggi sia difficile trovare un uomo vero
e secondo i vaticini qui deve pure arrivare Enea, mica il primo navigante....
mmhhh

"Mi sembra di vedere il mio IO attraverso una lente che lo rifranga e moltiplichi: tutte le figure che si agitano intorno a me sono altrettanti IO ed io m'adiro del loro modo di agire..."
E.T.A. Hoffmann
da "Il Doppio " di otto Rank
Erasmo, rispettabile marito e padre di famiglia, durante un soggiorno a Firenze cade nelle trame amorose di Giulietta. Dopo l'uccisione di un rivale deve fuggire, ma lascia alla donna amata, che gliel'ha chiesta, la sua immagine riflessa. Lui si vede nello specchio dolcemente abbracciato a Giulietta. La donna tende trepidante le braccia verso lo specchio. Erasmo vede la propria immagine venire avanti, indipendentemente dai propri movimenti, scivolare fra la braccia di Giulietta e dissolversi come una strana nuvola di nebbia. Da allora Erasmo non ha più ombra nè immagine riflessa.
Il primo testo studiato all'Università e da quel momento la scelta di dedicare i miei studi a un tema che rompe il vaso delle nostre certezze lasciando schegge nella carne. Il Doppio, il sosia, l'ombra, l'immagine riflessa, gli IO profondi che vengono allo scoperto richiamati dalla follia d'amore, con una sprezzante autonomia verso l'Io cosciente che non può che assistere ed essere attraversato. La letteratura da secoli affronta il terribile e cupo dramma della morte della coscienza costruendo icone come un uomo che proietta sul suo Dio le paure cosmiche.
COSA VEDI QUANDO TI SPECCHI
Io vedo gli sforzi teneri e vani della coscienza di resistere al proprio destino, alla resa che è segnata dall'impetuoso emergere di qualcosa di profondo che lei non può dominare, che le appare e la sfida vincendo.
Io mi sento altro dalla mia volontà o dal mio dovere, sono una reazione scomposta che accavalla le gambe e riordina le vesti e sfido qualunque altro IO a dirmi delle azioni che si possano coscientemente determinare, guidare, portare a termine senza la percezione che quelle azioni devono avvenire e basta e che io posso solo compiere un'autopsia e intuire le cause.
Io sono un riflesso incondizionato e non posso che sedere in terra e contare i bastoncini e sistemarli con cura seguendo l'ordine dei colori quando ormai una caduta dalle regole sconosciute li ha posti di fronte ai miei occhi.
E allora libera dalla responsabilità della guida percorro serena ogni metro di terra che capiti sotto i miei piedi senza bisogno di appigli ma con il piacere di trovare al mio fianco dei compagni
Allora spiego la mancata caduta nel momento in cui tutto è caduto, i sorrisi quando si sarebbe dovuto piangere, ed oggi, inciampando di frequente, ma cadendo di meno, questa tenerezza nei gesti e fermezza negli occhi che non accettano di essere scalfite, perchè non potrebbero essere altro da sè.
E la fatica della ricerca che veste ogni attimo di tormento ma innalza ad una umanità più completa è una predisposizione ed un destino, è essere vivi e non smettere di guardarsi e conoscersi e di riconoscersi negli altri e poi distinguersi
E mi voglio circondare solo di vivi e scivolare con loro sullo scenario di rassicuranti ed aride sopravvivenze come l'acqua che scorrendo veloce leviga i sassi, li fa brillare in superficie, ne accarezza i contorni e poi torna al suo corso regalando loro un bagliore.
Play please
Kruder Dorfmeister - Useless

PER certi VERSI
mi specchio in uno specchio d'acqua
TORBIDO
vedo il profilo morbido
di un desiderio
torbido
torbido
(...)
.
Premessa: da qualche mese in azienda è subentrato un nuovo AD al mio vecchio, storico, empatico capo. Il signore in questione è un emerito c......ne, un cacciavitario, il Signor Tentenna del business, nel quale ignoranza e formalismo si fondono magnificamente dando vita ad un lingotto di gradasso colato
La mia azienda è composta all' 85 per cento da ingegneri informatici maschi, summa fisiologica di ghiandole in ordine binario, concrezioni di codice e CSS
Io sono la creativa della situazione, l'umanista colata dal'alto, che fa della linea un ghirigoro, della Fiera un carnevale, del prodotto un l'llusione e del Mercato un souk
Nuovo Amministratore Delegato...parlando di me ad un collega ( il mio ex)
" Sa....la BoucheRouge è un personaggio strano, con tutti quei capelli, con quei movimenti così repentini, con quel cervello mobile, sembra un folletto
Poi scrive le mail in modo discorsivo, con quei termini, è così umanistica, mentre io ammetto nella mail solo il passaggio schematico di una informazione, è un sui generis in un'azienda di informatica"
Signori eccomi, la TROLL cantante, ballerina ( notare il passo " tumbaido" della salsera) con il capello elettrizzato dal wi-fi

"mi estinguo, ma prima mi distinguo"
Reazione dell'Ufficio alla scoperta della foto Troll su Google

Ventiquattromilapensierialsecondofluisconoinarrestabili
Alimentando voglie e necessità
Voglio ciò che mi spetta lo voglio perché mio m'aspetta
Da piccola giocavo con i bottoni. La figlia unica nel momento del gioco aguzza l'ingegno e si propone nel doppio ruolo della commessa e dell'acquirente, sceglie i colori, la forma, contratta, incarta, fa il prezzo, scrive lo scontrino...ma il bello del gioco è nel piacere visivo e tattile a contatto con pezzi pregiati da distinguere con la giusta dose di misericordia e di spietatezza, dai pezzi poveri da scartare.
In questi giorni sono posta di fronte ai bottoni, alla scelta fra i bottoni, anzi è la scelta che si impadronisce di me, e sono gli stessi bottoni che scelgono di cadere dal tavolo o di restare fra le mie mani per essere ammirati, girati e rigirati e lucidati dai miei polpastrelli prima di essere destinati ad una fine gloriosa: reincarnarsi in spilla ed essere appuntati sul cuore, ma attenta, potrei pungermi allora no, forse essere i protagonisti di una collana originale, ma attenta a non farla troppo stretta.
I bottoni che non meritano rimangono sul tavolo a pancia in sotto come si vergognassero della loro pochezza, e mi chiedo se volendo riuscirebbero a risplendere per altre giocatrici. Sono così volontariamente esclusi e lontani dalla mia considerazione da farmi pensare che celino una luce ed una grandezza della quale non sono degna.
I bottoni che sembrano meritare cadono dopo qualche secondo dalle mani per la mia goffaggine e gli spigoli rimbalzano scomposti sul tavolo di fòrmica, la superficie è troppo scivolosa, hanno solo due buchi e non riuscirei a cucirmeli addosso senza temere che cadano. Rimango a guardare chiedendomi se la caduta avvenga per volontà loro o mia.
I bottoni di cui mi innamoro sono i più pesanti, i più appariscenti, quelli che si fissano difficilmente, una collana peserebbe, una spilla si rovinerebbe, dovrei stare attenta a non farmeli rubare, sempre con la mano nervosa sulla superficie smaltata a farli splendere temendo il loro attraente abbacinante pulsare.
Sono davanti alla scatola, non ne tengo nessuno fra le mani ma li allineo sul tavolo evitando inutili comparazioni, chè materiali diversi non possono fondersi, neanche nel giudizio, scarto a malincuore il povero, tengo il buono sapendo che mi scivolerà dalle mani prima o poi con un guizzo soprendente e deludente al tempo stesso, come il volo di un angelo cieco, e attendo che dal fondo della sfera di vetro che li contiene il brillante mi accechi.
E prego, spero, di non lasciarmi scivolare dalle mani del mio bottone pregiato temendo la sua luce, ma di farmi scaldare dai suoi polpastrelli sicura della sua presa

Ultima notte nella mia vecchia casa....avrei molto da dire, ma preferisco ignorare e consegnare al silenzio quello che produce questo distacco, almeno per ora

Parlando con chi mi è affine dico spesso “ noi siamo miseria o nobiltà, senza Bisogna trattare con delicatezza le parole perché se agitate troppo possono rompersi ed il contenuto, il senso, cadere per terra ed inondare il pavimento e questo è successo.
Ho una nuova casa che si affaccia sulla miseria e sulla nobiltà, vivo in un nido che osserva i due estremi delle condizioni sociali; ho un balcone , ad est, che guarda al mare, al porto di Palermo, che saluta le palme, i gabbiani, ed in special modo la passerella della nave Costa Crociere
Ho una veranda ad ovest, che guarda al Monte pellegrino, al santuario della Santuzza, ma soprattutto, vede da vicino le celle dell’Ucciardone ed i tre cortili delle ore d’aria.
L’Ucciardone è un’ex fortezza borbonica di grande suggestione, imponente, in pieno centro, un monumento alla grandezza del regno ed oggi alla miseria, le celle anguste hanno braccia nude protese al cielo, panni stesi, a volte anonimi, a volte annodati ad arte, contrassegno per le mogli che dal ciglio della strada salutano, pregano, promettono, chiedono.
L’ora d’aria è un tuffo in una realtà che riconosco in me con un fondamento cinematografico
Nel cortile 1 i detenuti si salutano alla siciliana, con due baci sulle guance, si prendono a braccetto e camminano avanti e dietro avanti e dietro avanti e dietro per un’ora
Nel cortile 2 i detenuti giocano a calcetto, scendono in “campo” con la divisa del Palermo, con numeri, ruoli, posizioni già rodate, ed inizia la sfida.
Il cortile 3 è stretto, riservato a camminatori solitari, è vicino ad un parco che è luogo preposto agli incontri con i famigliari.
Dalle celle alcuni detenuti, quelli che non hanno il turno d’aria, salutano i compagni
Io non distinguo i visi, sono al settimo piano, ma sento che quella vista è sprecata, la mia presenza è inadeguata, immagino quante persone darebbero la vita per gettare uno sguardo così diretto sui loro cari…e mentre sono lì con il metro in mano ad immaginare modifiche strutturali ed a scegliere il colore delle tende la mia comprensione va solo a loro, a chi è fuori ed aspetta, a chi è stato privato di… non a chi ha fatto troppo ed ha l’aria e la strafottenza di chi farà ancora.
Mi siedo sulla poltrona del soggiorno e penso che sono, ora anche fisicamente, in bilico, fra miseria e nobiltà, e dentro sorrido, perché ancora una volta è la casa che mi ha scelto e che probabilmente avrà qualcosa da insegnarmi, vedremo, come ogni casa, come ogni cosa.

